La nuova stretta sul divertimento Lavorini (Full Stop): «Così ci uccidete»
Locali costretti ad annullare tutte le iniziative in programma «Stavolta serviranno aiuti veri, altrimenti non ripartiremo»
Simona Peselli
BORGO A BUGGIANO. Seicentosei giorni di chiusura. Dal primo marzo del 2020 alla fine di ottobre. Paolo Lavorini, 69 anni, titolare della discoteca Full Stop di Borgo a Buggiano ha tenuto il conto. Con le nuove restrizioni anche questo locale frequentato da una clientela proveniente da tutta la provincia ha di nuovo dovuto tirar giù i bandoni. «Abbiamo annullato tutto dal 24 dicembre alle nove e mezzo – racconta malinconico Lavorini – per non parlare poi dei biglietti che avevamo già venduto per le serate di Natale e dell'ultimo dell'anno. Abbiamo dovuto rimborsare i clienti».
Fortunatamente (o sfortunatamente) già dal 10 dicembre, con l'aumento dei contagi a causa della variante Omicron, nell'aria c'era sentore di possibili chiusure. «Perciò le persone chiamavano, si informavano – aggiunge Lavorini – ma poi materialmente non avevano acquistato molti ingressi: la gran parte ha preferito aspettare. Tutto è andato avanti lentamente».
La vita lavorativa del Full Stop invece procedeva con mille limitazioni. «Siamo stati veramente attenti – conferma Lavorini – a tutte le norme anti contagio. Poi all'improvviso lo stop. Stavolta ci hanno “ammazzato”. Anche perché abbiamo pagato Imu, spazzatura, tasse e bollette. Eravamo preoccupati, certo, ma speravamo di andare avanti. Adesso parlano di tenerci chiusi fino al 31 marzo, non al 31 gennaio».
Il mondo delle discoteche penalizzato forse più di ogni altro settore. «Invece i pub e i ristoranti – dice Lavorini – sono rimasti aperti. La discoteca viene chiusa a priori, ma i contagi avvengono anche sui trasporti pubblici, nelle scuole».
Eppure con difficoltà, ma fiducia era ripartito tutto a fine ottobre- «Noi avevamo riaperto il 27 ottobre – commenta Lavorini – e misuravamo la febbre, prendevamo i dati, nome e numero di telefono e controllavamo i Green pass. Tutti brontolavano per la fila. Abbiamo affrontato molte spese. Ci hanno sacrificato a farci ripartire. Con la limitazione del 50 per cento della capienza mettevo dentro cento persone. Di contro dovevo prendere guardie giurate e più personale».
Adesso Paolo Lavorini ha ricominciato a contare i giorni di chiusura. «Non si rendono conto cosa significa stoppare all'improvviso una attività – aggiunge l’imprenditore– con la spesa fatta, i dipendenti assunti. Ho dovuto sospendere tutti. E fare i rimborsi delle serate organizzate. È inutile che ci mandino mille euro di aiuto».
Eppure il Full Stop è anche favorito rispetto ad altre realtà simili. «Il locale è mio dal 1976 – spiega Lavorini – è una discoteca di millecento metri quadrati. Stavolta chiediamo aiuti concreti per gli incassi che perdiamo. Abbiamo ricevuto un enorme danno. E' impossibile riuscire a ripartire».
Il Full Stop propone diversi generi di ballo : il mercoledì orchestra, venerdì e sabato disco anni Novanta e Duemila e la domenica latino americano. Oltre a feste private e compleanni a tema, rassegne di orchestre. «I frigoriferi, i riscaldamenti chiusi. Sarà un problema – conclude Lavorini – anche ricominciare. Per noi è come avere una fabbrica, non è un giochino, né un divertimento. Le discoteche sono destinate a sparire. Sto qui buono, chiuso in casa e fermo ad aspettare. Ho Samuel mio figlio che pensa anche alla manutenzione del locale. E' una vita che lavoro, non avrei mai immaginato di ritrovarmi così. Perché ci devono vietare di lavorare se rispettiamo tutte le regole. Andiamo avanti sperando di ripartire il prima possibile».
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