Il dolore
Dossier sulla nuova povertà La casa è il bisogno primario
La diocesi di Pescia si interroga sulle soluzioni e propone un osservatorio fisso A Montecatini mancano alloggi e molti vivono in hotel. Il tema delle “sex workers”
Giancarlo Fioretti
PESCIA. La Diocesi di Pescia si interroga sulle povertà che la affliggono e lo fa redigendo, dopo ben 15 anni di assenza, uno specifico dossier che fotografa tutte le sue criticità. Lo studio è stato presentato al convegno tenutosi alla biblioteca diocesana di Pescia, in piazza Garzoni. Relatore d’eccezione, il vescovo monsignor Roberto Filippini che, citando un episodio della vita del profeta Zaccheo, ha affermato che “Il Signore si nasconde nelle spoglie del bisognoso”. Ed è proprio la voglia di rimuovere le molte situazioni di necessità che stanno emergendo in seguito alla pandemia che ha fatto scattare la molla per la compilazione del dossier, prima tappa verso la costituzione di un osservatorio fisso sulle povertà.
«La conoscenza è il primo passo per la risoluzione dei problemi – ha detto il vescovo – ed è estremamente positivo che si sia deciso di procedere nella direzione della costituzione di un osservatorio fisso».
A diretto contatto con le situazioni di disagio è la Caritas diocesana, presente nelle singole parrocchie con i suoi volontari. Attraverso la piattaforma Mirod (messa in rete osservatori diocesani) i vari distaccamenti Caritas presenti sul territorio condividono i dati degli ospiti, le cause del loro disagio, la loro volontà di iniziare un percorso tendente a superare le cause che li hanno indotti a rivolgersi a una struttura di aiuto.
«I centri di ascolto – puntualizza Chiara Francavilla, 22 anni, studentessa di sociologia a Bologna e da 4 anni volontaria in Caritas – sono il primo presidio sul fronte della lotta alla povertà. Nella nostra diocesi, ce ne sono 17, e proprio da lì dovrebbe venire la spinta per la costituzione di un organismo permanente come l’osservatorio».
La giovane operatrice usa il condizionale perché la sua esperienza sul campo le ha insegnato che ancora esistono diversi approcci di fronte a un fenomeno endemico come la miseria. «Molti volontari Caritas – prosegue Chiara Francavilla – sono ancora troppo legati al concetto di affrontare la difficoltà del momento. Non vanno ad analizzare le cause che hanno prodotto questa situazione né, tantomeno, viene presa in considerazione l’assoluta necessità di mettere in piedi un percorso che conduca a una via di uscita dalla miseria. Questo porta in primo luogo a una scarsa condivisione dei dati, mentre il loro utilizzo sarà fondamentale per creare una struttura permanente».
Ma quali sono, in definitiva, le maggiori problematiche che affliggono la nostra diocesi? «La recente pandemia – conclude Chiara Francavilla – ha acuito ovunque l’emergenza abitativa. In realtà come Montecatini vi sono moltissime persone che vivono in albergo. La forte contrazione dell’economia ha poi portato, come effetto collaterale, allo stato di crisi di molte “sex workes”. Il lavoro notturno a tutti i livelli è crollato, spingendo molte protagoniste della notte a chiedere aiuto ai nostri centri ascolto. Il territorio della diocesi, pur non essendo particolarmente esteso, ha quindi questa peculiarità, che va ad affiancarsi agli altri nostri settori di intervento. Le strutture della Caritas si occupano infatti di mamme single, di lavoratori stagionali e precari. Un osservatorio permanente avrà come obiettivo quello di dare un coordinamento maggiore alle nostre modalità di azione, consentendoci una serie di iniziative mirate».
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