Sicurezza
Ridurre il disavanzo con l’entrata derivante dal Coad
PESCIA. «Il dato che più di ogni altro potrebbe avere un impatto positivo sulla situazione finanziaria e di cassa del Comune è rappresentato dall’entrata relativa alla vendita dei beni immobiliari del Consorzio Acque e Depurazione (Coad)». Così scriveva Francesco Belsanti, magistrato della Corte dei Conti, nelle sue osservazioni al Comune, lo scorso 17 novembre. All’epoca era stato emesso il bando per l’alienazione del Coad e anche se l’operazione di vendita non era ancora stata conclusa, la notizia di un’offerta già pervenuta faceva ritenere “attendibile procedere all’accertamento dell’entrata” entro la fine dell’anno, come previsto nel bilancio di previsione 2021-2023.
Se così fosse, argomentava il magistrato contabile, l’ente potrebbe effettivamente imprimere una svolta al proprio bilancio e avviarsi verso un reale risanamento, ma a patto che le risorse provenienti dalla vendita siano destinate al ripiano del disavanzo. Il che non si tradurrebbe con il semplicistico travaso dell'incasso della vendita sulla situazione debitoria. Il documento, infatti, sottolinea, che il ripiano deve avvenire “nel rispetto del vincolo di destinazione della tipologia d’entrata e, soprattutto, in termini monetari, dell’estinzione dell’anticipazione di tesoreria”.
«Quella che viene vista come la panacea dei nostri mali – ha sottolineato a tal proposito il consigliere Giancarlo Mandara – non risolve, dunque, i nostri problemi. La verità è che da qui alla fine dell’anno rischiamo il dissesto se non si inverte la rotta rispetto all’anticipazione di tesoreria e all’incapacità di riscuotere i crediti. Se vendi un’immobilizzazione, come abbiamo fatto noi col depuratore di Veneri, i soldi andrebbero spesi in investimenti (vincolo di destinazione di questa tipologia di entrata), ma sembra chiaro da quanto dice la Corte dei Conti che nessun investimento sarà possibile se prima non risolviamo i nostri problemi di cassa. Insomma è una via senza uscita».
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