Sicurezza
Il “caso depuratore” alla Corte dei Conti
La vendita dell’impianto oggetto di una segnalazione alla magistratura. Gli ambientalisti: non si trovano i bilanci del Coad
Maria Salerno
PESCIA. La vendita del depuratore di Veneri all’attenzione della magistratura contabile. Sebbene l’aggiudicazione del bando per la vendita del complesso del Consorzio acque e depurazione da parte del Consorzio torrente Pescia Spa sia stata accolta con entusiasmo dalle amministrazioni ex proprietarie, ovvero quella di Pescia e quella di Villa Basilica, l’operazione continua a essere vista con scetticismo da associazioni, attivisti e semplici cittadini, alcuni dei quali nelle ultime ore hanno inoltrato una segnalazione alla Corte dei Conti.
«La Regione Toscana ha assicurato che monitorerà la situazione rispondendo ad alcune interrogazioni presentate da Pd e M5S – ha sottolineato Giovanni Bertilacchi, residente di Villa Basilica – ma non sappiamo se potrà effettivamente farlo, non siamo sicuri della liceità dell’operazione di vendita trattandosi di un impianto di quella natura e oltre a questo sussistono parecchie opacità nel modo in cui è stata condotta l’intera operazione».
Già qualche settimana fa l’associazione Acqua bene comune Pistoia e Valdinievole Odv e il Forum toscano dei movimenti per l’acqua segnalavano l’impossibilità di fare un’analisi dei bilanci del Coad, in quanto lo stesso non ha mai depositato gli stessi al Registro delle imprese pur essendone obbligato e nemmeno pubblicato sul proprio sito, non istituito, seppur obbligatorio. Infine nemmeno sul sito del Comune di Pescia sono mai comparsi tali atti contabili.
Le associazioni in questione sollevavano, inoltre, dubbi sulla trasparenza nella determinazione del prezzo a base d’asta e sulla condizione che l’acquirente è tenuto ad acquisire dal gestore uscente, Consorzio del torrente Pescia di Collodi, gli impianti, i macchinari e le apparecchiature, di proprietà dello stesso Consorzio, a servizio dell’impianto di depurazione di Veneri, al valore di stima di circa 720 mila euro. «Questo è avvenuto? » si domanda Bertilacchi puntualizzando che gli atti sono stati portati all’attenzione della magistratura contabile proprio per questa ragione. Sarà essa ad appurarlo.
Ora che la proprietà dell’impianto è passata in mano privata a chi spetterà l’onere del controllo? I residenti di Veneri, inoltre, che negli anni hanno solo patito disagi dalla presenza del depuratore senza aver goduto di alcun “onere compensativo” sono preoccupati di fronte all’annunciato aumento di superficie dell’impianto di depurazione, vista anche la destinazione urbanistica vincolata di quell’area. Infine la somma che l’amministrazione ha incassato dalla vendita, pari a circa 2 milioni e 300 mila euro potrà essere destinata a investimenti di riqualificazione nella frazione di Veneri come da tempo promesso o servirà a mettere in salvo le martoriate casse comunali? .
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