Sicurezza
“Questioni di genere” è un corso richiesto dai genitori degli alunni
PESCIA. «Il corso da me tenuto non riguarda l’identità sessuale, e difatti si intitola “Questioni di genere” e ha un taglio filosofico».
Così Giorgio Scrofani, professore di Filosofia e Storia al liceo Lorenzini replica a Manuela Angeli (Fratelli d’Italia) che qualche giorno fa aveva aspramente criticato l’iniziativa dell’istituto di promuovere un corso sulle questioni di genere, ritenendolo “inaccettabile” da proporre a dei ragazzi in fase di crescita, e tacciando il progetto di essere fintamente inclusivo.
«Sesso e genere non sono la medesima cosa – spiega Scrofani – . Il genere riguarda la percezione della propria identità in relazione al sesso biologico ed è proprio nelle scuole che una discussione informata sul genere è fondamentale. I casi di disforia di genere e i disturbi che l’accompagnano sono di estrema attualità anche per le istituzioni scolastiche: depressione, drop-out, bullismo, suicidio».
«L’esponente di FdI – prosegue il docente – attribuisce al corso la finalità di “educare al genere”: un’accusa, nemmeno tanto velata, di traviare i giovani. E demanda alle famiglie il compito di intervenire in merito. Ignora, tuttavia, che il corso è pomeridiano e a libera adesione, e che, presentato al comitato dei rappresentanti dei genitori, ne ha ricevuto l’approvazione unanime».
«Ignora, altresì – prosegue la replica di Giorgio Scrofani – che il corso sarà riproposto a gennaio proprio per i genitori su loro richiesta, per aiutarli ad affrontare le situazioni complesse che si trovano a esperire. L’insegnamento è libero: lo sancisce l’articolo 33 della Costituzione».
«Non è la politica – conclude – a dettare l’agenda della Scuola ma l’esigenza formativa dei discenti e del territorio. Sono lontani, per ora, i tempi del manganello e del testo unico».
M.S.
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