Attenzione
Terme, attesa in queste ore la decisione sulla vendita
MONTECATINI. Mercoledì 8 o giovedì 9 dicembre. La ruota della “lotteria” sul destino delle Terme di Montecatini dovrebbe fermarsi su una di queste due date. Così, almeno, assicurano i “bookmaker” della politica cittadina a proposito del “quando” Alessandro Michelotti, amministratore unico della società, comunicherà l’esito dei suoi accertamenti sulla regolarità o meno della documentazione presentata dall’unica società che ha partecipato al bando per la privatizzazione dell’azienda: il fondo inglese International Tax.
E dagli stessi “bene informati” trapela anche quale sarebbe l’esito di questi accertamenti: negativo. Mancherebbero, insomma, alcuni documenti richiesti espressamente nel bando, per cui l’offerta della “InTax” sarebbe irricevibile.
Inutile chiedere conferma ai soci proprietari dell’azienda: Comune e Regione. Da più di una settimana, dopo l’apertura della busta consegnata alla Palazzina Regia di viale Verdi, la risposta del sindaco Luca Baroncini e dell’assessore regionale Stefano Ciuoffo è sempre stata: attendiamo l’esito dell’esame dell’amministratore unico. Parlare prima, spiegava lo stesso sindaco, avrebbe potuto comportare una rivalsa per turbativa d’asta.
Ed ecco che allora l’attesa si è fatta ancor più spasmodica e le voci si sono moltiplicate. A partire da quella, risuonata nell’aula del consiglio comunale, che chiedeva se era vero che nella busta non c’era traccia dell’assegno circolare da 100mila euro che il bando di gara chiedeva espressamente di allegare da parte della società partecipante. Ma, anche qui, il mantra è sempre stato il solito: aspettiamo.
E ora, dunque, a quanto pare ci siamo. Le lancette del conto alla rovescia stanno passando sulle ultime tacche del cronometro prima dello stop. Dopodiché, se i moderni “àuguri” e “aruspici” avranno azzeccato la divinazione, ecco che si aprirà un terreno di dibattito sconfinato: e ora?
Le possibilità sembrano essere soltanto due: portare i libri dell’azienda in tribunale, oppure provare a percorrere la strada del famoso “piano B” caldeggiato dall’opposizione, vale a dire riuscire a convincere la Cassa depositi e prestiti (l’istituzione finanziaria italiana controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze) a comprare lei le azioni. Come è avvenuto a giugno a Salsomaggiore, dopo una trattativa durata però due anni. E dopo che le terme Berzieri avevano trascorso un periodo di ben cinque anni in concordato preventivo.
Ma da noi tempi simili potrebbero rivelarsi troppo lunghi per un salvataggio in extremis.
A. G.
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