Toscana
Tre grandi musicisti rigenerati dalle Terme e dalla buona tavola
MONTECATINI. Qual è il trait-d’union tra Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Ruggiero Leoncavallo? L’amore per Montecatini Terme, dove tutti è tre hanno soggiornato a lungo. Di questa loro passione, si è parlato ieri dalle 16 in poi all’incontro “Un tea con Puccini, Leoncavallo e Verdi”, che ha appassionato un buon numero di spettatori nel salone del Grand Hotel Croce di Malta. L’evento è stato promosso dal Club per l’Unesco di Montecatini Terme, che ha avuto il merito di unire le dotte relazioni di Beatrice Chelli (presidentessa del Club) e del giornalista Mauro Lubrani con la convivialità di un tea caldo servito con degli squisiti pasticcini. «Quello che l’incontro ha voluto dimostrare – ha detto il segretario del Club Andrea Pasquinelli – è la totale osmosi di questi grandi compositori con la nostra città, di cui hanno apprezzato tutto, dalle amicizie che hanno stretto con tanti nostri concittadini di allora, fino ai sapori decisi dei piatti della cucina toscana, fra cui i fagioli di Sorana. Per Giuseppe Verdi, Montecatini fu la miglior cura a una grave forma di depressione. Vi compose infatti, dopo uno stop di 10 anni, l’incipit del Falstaff, e vi tracciò la trama del’Otello (che nella realtà, era il suo vetturino di fiducia). Puccini amò tutta la Valdinievole, dal Castello di Uzzano (dove compose il secondo e terzo atto della Bhoeme) fino alle terme di Montecatini. Ruggiero Leoncavallo volle addirittura stabilirsi in città, dove peraltro morì il 9 agosto 1919 e dove tuttora è visibile la casa ove visse».
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