Sicurezza
Terme, c’è anche un “piano B” Governo interessato a entrare
MONTECATINI. Per le Terme non c’è solo la cessione delle quote di maggioranza alla società britannica che ha presentato un’offerta irrevocabile di acquisto. Ma esiste anche un “piano B”, avallato dal governo e al quale stanno da tempo lavorando le forze comunali di opposizione. Che ora, per bocca del capogruppo del Movimento 5 Stelle Simone Magnani, dicono: «C’è un’alternativa, la società non è obbligata a scegliere l’offerta arrivata nei giorni scorsi, la cui accettazione deve comunque essere preceduta dalla verifica sulla trasparenza di capitali e soggetti».
Magnani, in quanto presidente della commissione di controllo delle partecipate, sta seguendo con attenzione ciò che avviene in questi giorni alle Terme. L’ingresso di un privato nel capitale sociale sarebbe infatti per il consigliere comunale «un fatto storico su cui dobbiamo porre la massima attenzione», in quanto «le Terme e la città hanno destini legati e ogni scelta di una si ripercuote in modo speculare sull’altra».
Pertanto i due soci Comune e Regione hanno «l’obbligo legale e morale di eseguire serie e approfondite analisi sul soggetto che ha presentato l’offerta e sui fondi a cui ha accesso». E «l’accettazione dell’offerta deve essere condizionata all’assoluta trasparenza sui soggetti e sui capitali che entreranno nella società, sulla loro derivazione e sulle esperienze curriculari che saranno in grado di inserire nell’organigramma amministrativo». Siamo infatti davanti a un passo decisivo per la città che – per Magnani – può avere «conseguenze irrecuperabili». Pertanto «la scelta non può basarsi solo sul fattore economico, ma anche e soprattutto sui piani futuri e sulla credibilità di questo soggetto».
«Non appena la situazione sarà più chiara – scrive il capogruppo del M5S – riunirò la commissione per analizzare l’esito di dette analisi e tutta la documentazione dal verbale di gara, l’offerta, il piano industriale e le garanzie rilasciate». Ma, come detto, c’è anche un “piano B”, al quale da settimane stanno lavorando i gruppi di minoranza. Un piano che secondo Magnani prevede «l’intervento del governo», in quanto si è «avuto ampia dimostrazione di disponibilità da parte dei Ministeri interpellati».
«La società – conclude la nota – non è obbligata ad accettare un’offerta, ha un’alternativa su cui lavorare e quindi la strada che verrà intrapresa in modo definitivo è una scelta e non l’unica possibilità. Ritengo che trattandosi di un bene comune sia doveroso lavorare su entrambi i fronti senza preclusioni».
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