Il Tirreno

Montecatini

La denuncia 

Sparviero ucciso dalla fucilata di un bracconiere

Sparviero ucciso dalla fucilata di un bracconiere

Gli Amici del Padule chiedono di potenziare il personale di controllo e di inasprire le pene, oggi praticamente inesistenti

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POZZARELLO. Ancora bracconaggio in Valdinievole a danni di specie protette. Questa volta è toccato ad uno sparviero, rapace che nidifica in ambienti forestali, ma che in inverno frequenta anche aree aperte.

A denunciare il triste episodio è l’associazione “Amici del Padule di Fucecchio per la Biodivesità” che ha sede a Massa Cozzile. «Sabato 13 novembre – racconta – un cittadino di Monsummano ha portato al Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio uno sparviero con un’ala spezzata, che aveva recuperato il giorno precedente in località Pozzarello. L’animale è stato preso in consegna da volontari dell’associazione che lo hanno trasferito al Cruma (Centro recupero uccelli marini e acquatici) di Livrorno, dove il veterinario ha riscontrato una doppia frattura scomposta al radio e all’ulna, provocata da una fucilata. Il danno è risultato così grave da non consentire un intervento chirurgico di ricomposizione, e da indurre pertanto il veterinario a praticare l’eutanasia».

«Soltanto un mese fa, al porto dell’Uggia, a pochi chilometri da dove è stato recuperato lo sparviero – prosegue l’associazione – fu recuperato un falco pellegino, anch’esso vittima di una fucilata, che morì il giorno successivo. Il grave depotenziamento degli organi di controllo è probabilmente una delle cause della ripresa del bracconaggio, fenomeno difficile da stimare nelle sue dimensioni, dato che gli animali recuperati sono solo una piccola percentuale rispetto al totale di quelli abbattuti».

Gli Amici del Padule ritengono quindi «sconcertante il fatto che laddove vi è stata la possibilità di monitorare i singoli uccelli (ovvero in progetti di conservazione nei quali gli animali sono stati dotati di dispositivi di controllo a distanza) una percentuale molto elevata di questi animali è stata vittima di bracconaggio».

«La nostra associazione – conclude la nota – si batterà affinché la Regione Toscana e lo Stato provvedano a un potenziamento degli organi di controllo e ad un inasprimento delle sanzioni. Non è accettabile che per reati così gravi da prevedere una una sanzione penale, quest’ultima possa essere convertita in una modesta pena pecuniaria e non si provveda nemmeno al ritiro della licenza di caccia».

Una sanzione che non rappresenta certo un grande spauracchio per i delinquenti che scelgono di praticare il bracconaggio.



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