Proteste
Travolse un 16enne, condanna definitiva
La Cassazione ha respinto il ricorso del camionista di Pescia che nel 2015 uccise Simone Pardini: pena di 3 anni e 10 mesi
Gianni Parrini
pesciA. Ci sono voluti 2.204 giorni per scrivere la parola fine sulla vicenda giudiziaria legata alla morte di Simone Pardini, il 16enne ciclista di San Lorenzo a Vaccoli, che il 3 agosto 2015 venne travolto e ucciso da un camionista pesciatino mentre si allenava con un amico in sella alla sua bicicletta lungo la via Romana, ad Altopascio.
Ieri i giudici della Cassazione si sono pronunciati in merito al ricorso presentato dai legali di Cerbone Palmieri, quarantenne autotrasportatore di origini campane, residente a Pescia, che era alla guida del camion che travolse il giovane. Ricorso rigettato perché dichiarato inammissibile. Pertanto, diventa definitiva la condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo con la pena accessoria della sospensione della patente per quattro anni e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque.
La sentenza di primo grado era stata pronunciata nel settembre 2018 dal giudice monocratico di Lucca Matteo Marini, ed era stata confermata in toto dai giudici fiorentini di Corte d’Appello, che nel giugno 2020, avevano respinto tutte le eccezioni presentate dalla difesa.
Ieri, a più di sei anni da quel tragico lunedì di agosto, la giustizia italiana ha scritto la parola fine sulla vicenda. La notizia è stata accolta con sollievo dalla famiglia di Simone, che in questi anni non ha mai smesso di tenere viva la memoria del ragazzo e di lottare perché venisse fatta giustizia. «C’ è voluto tempo – dice Roberto Pardini, padre del ragazzo – Per conto nostro il processo è stato fatto in modo corretto e lo conferma il fatto che la sentenza di primo grado sia stata riconfermata nella sua interezza nei successivi gradi di giudizio. Adesso, però, mi aspetto che non passino altri sei anni prima che a questo signore venga sospesa la patente, dato che in questi anni ha continuato a guidare. Non credo andrà in carcere, probabilmente ricorrerà per avere accesso ai lavori socialmente utili ma dovrà comunque far fronte a una serie di limitazioni importanti».
In questi anni i Pardini – oltre al padre Roberto, ci sono la mamma Calogera, il fratello Lorenzo – hanno convissuto con il dolore per la perdita di Simone e non hanno avuto nemmeno il conforto di una parola di scuse, né a voce né per scritto, da parte dell’autotrasportatore. Eppure, ciascuno a modo suo, tutti e tre hanno trovato la forza di andare avanti. Lo sport è stato il salvagente a cui si sono aggrappati per non annegare nel dolore e tenere vivo il ricordo di Simone. Lo hanno fatto attraverso l’organizzazione del Trofeo Monte Faeta-Simone Pardini, una corsa per amanti della mountain bike che si corre nei luoghi in cui il 16enne amava allenarsi in bicicletta.
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