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Aiuti alle famiglie bisognose 

La Prociv sotto sfratto cerca una nuova sede

Simona Peselli
La Prociv sotto sfratto cerca una nuova sede

Sos del presidente Lucchesi: «Qualcuno ci aiuti o chiudiamo» L’associazione porta cibo a quasi mille persone in Valdinievole

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Simona Peselli

chiesina uzzanese. Lo sfratto all’associazione che aiuta gli sfrattati, i poveri e i bisognosi. Sembra una barzelletta eppure è così. La Prociv di Chiesina Uzzanese dovrà lasciare il capannone in cui ha la sede a maggio del 2022, però dal momento che non sono stati rispettati gli accordi dei pagamenti il proprietario ha chiesto la liberazione immediata con dieci giorni di tempo. «Noi non abbiamo saldato la cifra totale – spiega il presidente Ivano Lucchesi – perché con una parte di quel denaro abbiamo dovuto pagare la cella frigorifero».

Adesso i volontari della Prociv rivolgono un appello a tutti i sindaci della Valdinievole, proprio quelli che alla fine usufruiscono del servizio di aiuto e assistenza. «Ci occupiamo sia delle famiglie che delle associazioni – continua Ivano Lucchesi – chiedo che qualcuno si metta una mano sul cuore e ci trovi una collocazione, anche condivisa. Se non è in grado un solo sindaco, che si uniscano. Ci mettano a disposizione un capannone dove poter proseguire la nostra attività. Noi da soli non ce la facciamo. Se poi c’è qualche privato che può donarci una sede, ben venga».

Salti mortali per far quadrare i conti, specialmente durante la pandemia con decine di famiglie che non riuscivano per la crisi a fare la spesa. «In due anni abbiamo speso qualcosa come 80mila euro e abbiamo preso come convenzioni pubbliche dalla Regione soltanto 9.500 – fa sapere Lucchesi –. Dal comune di Chiesina Uzzanese abbiamo ricevuto una volta 500 euro, e un’altra 400 euro. E non abbiamo avuto nulla da altre amministrazioni comunali».

L’attività benefica della Prociv è sotto gli occhi della collettività. «Tutti sono a conoscenza della quantità di famiglie che assistiamo – dice Lucchesi – . Oggi ad aver bisogno di essere aiutati ci siamo anche noi, se vogliono che restiamo aperti. Altrimenti rimane ben poco da fare, purtroppo. In realtà 950 persone per circa 140 famiglie, più le mense, sono rifornite da noi. Arriviamo con il secco (che è pasta, latte, olio) con un pacco una volta al mese, in più le stesse famiglie prendono una volta ogni due settimane il fresco che è composto da frutta, latticini, pasta ripiena».

Una nuova sede, oppure una soluzione per restare in quella vecchia, ecco cosa occorre. «Abbiamo ricevuto qualche promessa da parte di alcune amministrazioni, ma i discorsi e le promesse di politica a noi non servono – conclude il presidente –. A noi occorre subito i fatti, le famiglie bisognose ci aspettano e noi siamo sempre presenti».

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