Sicurezza
Ma per la sorgente di Grotta Parlanti nessuno si fa avanti
La concessione è tornata in mano al Comune al termine di una lunga battaglia legale Finora però le aste per vendere l’ex hotel sono andate deserte
Monsummano. La questione della concessione dell'acqua termale a Monsummano è finita nelle aule di tribunale. Tra il 2010 e il 2011, furono Tar e Consiglio di Stato a decidere sull'affidamento della sorgente di Grotta Parlanti, che tra l'altro ancora oggi sgorga e trova pochi argini, finendo addirittura per allagare le case.
Il primo passo della vicenda, il 6 aprile 2010, è stato del Comune che ha considerato decaduta la concessione delle acque in mano in quel momento alla Grotta Parlanti Srl, società dell'imprenditore Alessandro Azzolini che, dal lontano 2002, non sfruttava le potenzialità di una simile risorsa e neppure rilanciava lo stabilimento termale, lasciandolo in abbandono (e così è rimasto da allora). Azzolini a quel punto si era rivolto al Tar della Toscana impugnando l'atto. Il tribunale, il 29 luglio 2010, aveva dato ragione al Comune di Monsummano, rigettando la richiesta di sospensiva presentata dall'imprenditore.
Non contento, Azzolini, aveva chiamato in causa il Consiglio di Stato. Ma anche i giudici amministrativi di secondo grado si erano espressi in favore del Comune, che da quel momento ha dunque in mano la concessione senza intralci.
Pur con la mano libera, il destino di Grotta Parlanti non è cambiato. La fonte resta inutilizzata e gli immobili, nonostante le numerose aste convocate, ancora invenduti e in stato di forte degrado. Il Comune ha messo di mezzo gli avvocati sperando che, una volta ripresa la “titolarità” della sorgente, fosse stato più facile trovare un acquirente anche per lo stabilimento. Dopo aver approvato un regolamento ad hoc “per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, sorgenti e termali”, l'amministrazione aveva anche tentato di affidare la concessione con ben quattro gare pubbliche di seguito, ma le società che si erano fatte avanti non avevano soddisfatto i requisiti del bando.
Sono passati dieci anni e le procedure non hanno avuto seguito. E Grotta Parlanti – adesso costa poco più di un milione di euro, dai 10 milioni iniziali – è sempre in mano al tribunale (l'ultima asta, il 7 ottobre scorso, è andata di nuovo deserta).
Tutt'altra situazione per l'altra fonte cittadina, quella estratta dal pozzo Cava Grande ai piedi del colle di Monsummano Alto. L'acqua è in mano alla società Italian hospitality collection (Ihc), proprietaria del resort a cinque stelle Grotta Giusti, che la utilizza per erogare diversi trattamenti sanitari come balneoterapia, inalazioni e fangoterapia. In questo caso la concessione è stata rinnovata dal Comune per vent'anni nel 2015, e andrà in scadenza il 1° luglio del 2035. Ma non c'è stato alcun bando pubblico di assegnazione.
L.S.
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