Il Tirreno

Montecatini

il futuro della città 

Le acque termali non più in esclusiva se il governo decide di allargare ai privati

Luca Signorini
Le acque termali non più in esclusiva se il governo decide di allargare ai privati

Occhi puntati sulle decisioni dell’esecutivo in merito al disegno di legge sulla concorrenza portato in discussione 

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Luca Signorini

Montecatini. Dalla bozza che circola, il Governo dovrebbe limitarsi a una ricognizione. Una sorta di censimento (come per il catasto) sulle concessioni di acque termali sparse per la penisola, per mappare quelle attive e quelle che sgorgano infruttuose, perdendosi nei rivoli. Giacimenti e fonti di cui Montecatini è ricca (e che in parte disperde nel Padule di Fucecchio).

Gli occhi della città si rivolgono ora al disegno di legge sulla concorrenza, che è arrivato nel Consiglio dei ministri e sul quale comincerà la discussione. È certo che le acque termali e minerarie sono di proprietà del Demanio. La Regione le gestisce affidandole ai Comuni, che adottano regolamenti e si occupano delle concessioni. Se Roma deciderà di non andare oltre una mappatura la questione avrebbe poco peso. Ma potrebbero aprirsi degli scenari in grado di sparigliare le carte. Per esempio allargare le maglie delle concessioni favorendo l’assegnazione ai privati. E ancora, il ritocco sui canoni annuali e sulla durata dei contratti per lo sfruttamento (che riguardano anche la ricerca, l’estrazione e la tutela del bene).

Montecatini inutile a dirsi è spettatrice interessata. Qui l’acqua termale costa alla società Terme Spa l’irrisoria cifra di 3.750 euro all’anno, e la concessione scade nel 2037 (è stata rinnovata per 25 anni nel 2012).

Il tema entra a gamba tesa nei giorni che precedono la data di scadenza (fissata l’11 novembre) dell’invio di una irrevocabile proposta di acquisto della maggioranza delle quote (in mano a Regione e Comune), attesa da parte della International Tax Advisors Limited, società inglese guidata dal Ceo e presidente Stefano Fabbri, l’unica che ha soddisfatto i requisiti richiesti dal bando di vendita.

«Dobbiamo capire cosa tratterà il ddl Concorrenza – dice Simone Magnani (5 Stelle), presidente della commissione società partecipate – ricordo quando nel 2018 sfumò il bando di assegnazione delle Leopoldine, perché le cordate interessate chiedevano una gestione lunga trent’anni, mentre la concessione mineraria scade nel 2037. Potevano rimanere insomma senza acqua termale nella piscina».

Nel 2016 fu invece l’ex assessore e albergatore Stefano Pucci ad avviare un dibattito sulla possibilità di far arrivare l’acqua termale negli alberghi con spa e centri benessere. La questione di concedere l’utilizzo delle fonti ai privati di frequente si presenta in città. L’ultimo capitolo della storia è recente. Riguarda la possibilità di realizzare una piscina termale alle Panteraie, complesso che fa parte del patrimonio delle Terme ma in affitto a imprenditori privati (i fratelli Calugi della ditta Missardi) che lavorano per rilanciarlo, e già hanno dotato gli impianti della tecnologia per “trattare” l’acqua, pur non avendo la certezza della concessione. Il consiglio comunale ha dato il suo via libera nel maggio 2020 approvando una mozione. Adesso ci sarà però da fare i conti con la Concorrenza.

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