La protesta
Mercato dei fiori, un anno vissuto sulle montagne russe
Il direttore Incerpi traccia un bilancio in chiaroscuro, ricordando anche i tempi bui «Per un mese e mezzo abbiamo chiuso la platea. Non era mai successo»
Annalisa Ercolini
PESCIA. Secondo i dati forniti dal direttore del Mefit, Gian Luca Incerpi, l’andamento del 2020 è stato oscillante a causa della pandemia.
«Dal 12 marzo abbiamo sospeso le contrattazioni. La platea è stata chiusa fino al 30 aprile. Il mercato ha più di 90 anni e in questo lungo periodo non era mai successo, neppure negli anni della Guerra».
Oltre a questo, si è aggiunta la traumatica distruzione di tonnellate di materiale deperibile come i fiori. «Le piante in vaso si mantengono, perciò non sono state eliminate», spiega Incerpi.
La ripresa è avvenuta con la Festa della Mamma, poi un ultimo stop nel periodo estivo e una nuova risalita con le commemorazioni dei defunti.
Riprende Incerpi: «L’anno è stato chiuso con una perdita del giro d’affari di circa il 18%».
Decisamente in netta ripresa i primi 6 mesi del 2021.
«Sì, c’è stato un trend in crescita, poi luglio e agosto sottotono – continua Incerpi – il mercato di Pescia è prevalentemente primaverile-estivo e in questo periodo, per una serie di fattori, sono mancati i fiori. C’è stata una resa minore ed è scarseggiato il prodotto. Anche in questo momento il dato è a un 20% meno rispetto al 2019 ma in assoluto anche alla quantità che di solito si produce. I prezzi sono aumentati con una media del 15% un po’ per tutti i fiori. Da quando lavoro qui non era mai accaduto».
Positive le stime del Mefit nella commemorazione dei defunti in cui chi ha prodotto il crisantemo ha venduto tutto.
«Non solo – spiega Incerpi – il crisantemo ha fatto da traino per gli altri fiori. In sostanza, si parla di un giro d’affari di 6/7 milioni ma è un movimento standard, sono diminuite le quantità. Di solito, per i morti vengono vendute più di 2 milioni di crisantemi a fiore unico e multifiore. Meno produzione, più alti i prezz».
In passato il fiore caratteristico di Pescia è stato il garofano tipico mediterraneo, purtroppo è quasi sparito. «Ci sono pochi produttori – ricorda il direttore – che coltivano il garofano. Sfortunatamente ha perso interesse, non lo compra più nessuno. Oggi, i prodotti principali di Pescia sono la calla che va da ottobre fino a maggio dell’anno successivo e il verde ornamentale ruscus.».
Per Incerpi, nonostante la ripresa, la vera magagna è stata la concorrenza sleale che ha cambiato i numeri degli operatori nel Mercato di Pescia.
«Prima, c’erano 3.000 operatori e più di mille produttori, poi la globalizzazione e la competizione hanno trasformato le cose a tal punto che siamo a un terzo della presenza rispetto a 30 anni fa. Soprattutto i produttori si sono ridotti sensibilmente. La concorrenza arriva principalmente dal Sud America, dall’Africa Centrale e dall’Asia, poiché riescono a produrre a prezzi bassissimi e non hanno certo i nostri problemi per riscaldare».
Si tratta di una spina nel fianco per il florovivaismo in quanto il nostro clima non premia la produzione.
«Loro non necessitano di gas, metano o gasolio. E poi la manodopera cosa pochissimo. Infine utilizzano prodotti anticrittogamici che da noi sono vietati, ed essendo fuori mercato hanno prezzi ridotti. Questi sono tutti i fattori con i quali dobbiamo combattere e non riusciamo a competere neppure sulla quantità e sulla standardizzazione del prodotto».
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