Il Tirreno

Montecatini

In tribunale a padova 

Riciclaggio di soldi e traffico di droga: imprenditori assolti dopo 9 anni

Massimo Donati

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Massimo Donati

MONSUMMANO. Da quasi nove anni attendevano giustizia, da quando, nel novembre del 2012, con l’accusa di aver riciclato il denaro dei trafficanti di droga, nei loro confronti scattarono le denunce e i sequestri di conti correnti, case e auto da parte della procura della Repubblica di Padova. Mercoledì per i tre imprenditori valdinievolini è arrivata la sentenza di assoluzione con formula piena del tribunale collegiale veneto, che ha accolto la tesi degli avvocati difensori: gli imputati non potevano sapere che parte dei soldi incassati a saldo delle proprie merci regolarmente esportate in Marocco erano di provenienza illecita. A restare sulla graticola per tutti questi anni, Francesco Bonfanti, 40 anni, montecatinese, all’epoca legale rappresentante della ditta Buscioni Alviero snc di Larciano; Franco Pinochi, 78 anni di Monsummano, allora legale rappresentante della “Tuttoscope San Francesco group srl”, con sede sempre a Monsummano; Bouchaib El Oumani, marocchino, 55enne residente a Montegranaro (Fermo) che era titolare di un’impresa edile; Marco Baronti, 51 anni, di Monsummano, all’epoca socio amministratore della Baronti Fratelli; e Laura Angeloni, 44 anni, di Massa, che era legale rappresentante della A. G. Marmi srl di Marina di Massa.

I cinque, come accennato, rimasero implicati in un’inchiesta condotta dal Gico della Guardia di finanza di Venezia su una banda di narcotrafficanti magrebini attivi a Padova. Ai primi tre furono sequestrati conti correnti e due auto, una Bmw e una Mercedes (Bonfanti), un appartamento a Fermo (El Oumani) e alcuni conti correnti (Pinochi). Tutti, fin dall’inizio, hanno sempre sostenuto di essere estranei al traffico di stupefacenti. Una tesi ribadita nelle 21 udienze dagli avvocati difensori: per i tre valdinievolini, Claudio Casciani, Fausto Malucchi e Giuseppe Castelli.

«Sono stati tutti assolti perché il fatto non costituisce reato» spiega l’avvocato Casciani, che difendeva Pinochi. Quest’ultimo, come gli altri imprenditori, aveva rapporti d’affari con una società marocchina, a cui vendeva le scope e il cui titolare aveva proposto di pagare la merce in parte con bonifici e in parte in contanti, attraverso propri delegati in Veneto. Affari pienamente leciti comprovati da fatture, bolle di consegna e ricevute di spedizioni. Fatto sta che i connazionali dell’imprenditore marocchino che dovevano provvedere ai pagamenti erano tenuti sotto controllo dalla Finanza, che aveva pensato che quei soldi di cui si parlava nelle intercettazioni telefoniche fossero i proventi del traffico di droga da riciclare.

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