Attenzione
Addio a Dario Pacini, barista e testimone dei “tempi belli”
Montecatini. Quella sera di circa sei anni fa quando Dario Pacini tirò giù per l’ultima volta la saracinesca del Bar Reale, lasciò all’interno non solo la professione, che amava dall’età della ragione e degli insegnamenti del babbo Agostino, ma anche una bella fetta della storia della cittadina termale. Analizzata da quel punto d’osservazione privilegiato all’inizio di corso Matteotti, a due passi dal centro. Un'esistenza intera dietro al bancone, in camicia bianca e pantaloni neri periodi caldi, e con l’aggiunta del classico golf “a V” scuro quando la temperatura si faceva frizzantina.
Maestro d’ironia, vero, genuino e poco diplomatico, sapeva il mestiere e la maniera di farsi rispettare. Come tanti locali di quel tempo, pur sfruttando la particolare ubicazione logistica, ideale per la clientela dei curisti, ha svolto soprattutto il ruolo di fulcro d’aggregazione per generazioni di bagnaioli di confine, coloro che abitavano tra il “Sopraverga “ e il “Sottoverga”. Senza contare la grande fede calcistica rossonera dei molti avventori e della famiglia Pacini, che fecero del Bar Reale quartiere generale del Milan Club. Eppoi la fumosa sala carte, il biliardo e gli aneddoti che si sprecano tra leggende metropolitane e sacrosante verità. A fianco a lui, ad aiutarlo nel quotidiano, la moglie Fioralba e il figlio Aldo; mentre Franco, dottore commercialista e noto esponente politico non solo cittadino, prese appunto un’altra strada. Sono loro, assieme a chi ha varcato spesso la soglia di quell’autentica palestra di vita, che piangono la scomparsa , avvenuta a 81 anni, di un “pater familias” simbolo della Montecatini che sta perdendo i bei connotati dei tempi migliori e le figure cardine nei vari settori del commercio. Dario se n’è andato in silenzio come quando si metteva seduto con le gambe accavallate, al tavolo appena fuori dell’ ingresso del bar a fissare un punto indefinito. Ieri le esequie nella chiesa di Santa Maria Assunta.
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