Sicurezza
Raccolti di girasoli dimezzati colpa di piccioni e cinghiali
Coldiretti: «Abbiamo dovuto seminare due volte perché il 75% è stato razziato» I danni quantificabili in centinaia di migliaia di euro. Lo stesso vale per il mais
Luca Signorini
Monsummano. Cinghiali, ungulati in genere, i branchi di lupi. Gli animali selvatici avvistati sempre più a valle non perdonano e gli agricoltori da tempo non dormono sonni tranquilli.
I loro raccolti sono di frequente a rischio, e i danni sono ingenti. Adesso ci si mettono anche i piccioni, presenti in gran numero. Coldiretti denuncia le numerose razzie di questi volatili sui campi piantati a girasole in Valdinievole, zona vocata per questo particolare tipo di coltura.
«Ai piccioni vanno 750.000 semi per ogni milione piantato – scrive l’associazione di categoria – i piccioni sono ghiotti di girasoli, sia in fase di semina quando estirpano le piantine appena spuntate, sia in fase di raccolta quando prelevano i semi direttamente dalle calatidi del girasole maturo». «Abbiamo dovuto seminare i girasoli due volte, perché i piccioni hanno predato il 75 per cento del seminato», spiega il vicepresidente di Coldiretti Pistoia Paolo Giorgi, titolare dell’azienda Le Corti, che produce girasoli su circa 20 ettari di terreni in vari appezzamenti tra Monsummano, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese, Larciano e Chiesina Uzzanese.
Così Michela Nieri, che sempre in Valdinievole coltiva 35 ettari di questa pianta: «Abbiamo perso il 50 per cento del seminato e poi in fase di raccolta i piccioni hanno ‘prelevato’ un altro 30 per cento dei semi direttamente dalla calatide dei girasoli».
Ancora i due coltivatori diretti: «Abbiamo chiesto e ottenuto interventi sui nostri terreni che hanno portato all’abbattimento di centinaia di piccioni. Purtroppo il numero di questi volatili presenti è così alto che gli interventi, pur tempestivi e numerosi, limitano i danni che però rimangono importanti».
Sono molti i “nemici” dei campi coltivati a girasole (e anche a mais, altra coltura tipica della Valdinievole). Per esempio le incursioni notturne dei cinghiali, che dissotterrano i semi di mais e di girasole appena seminati, e poi radono al suolo le piante quando sono cresciute.
Per quanto riguarda il mais anche i corvidi, altra specie di uccelli, fanno la loro parte per “sabotare” il lavoro delle aziende agricole. “Attaccano” il mais quando è appena seminato e in fase di raccolta, mangiando la punta della pannocchia e facendo ulteriormente calare la resa per ettaro.
I danni sono quantificabili in diverse centinaia di migliaia di euro per il settore sul nostro territorio. «La Regione Toscana ha messo a punto e reso operativi una serie di provvedimenti di contenimento della fauna selvatica che vanno nella giusta direzione, per esempio le battute di caccia coordinate dalla polizia provinciale – spiega Gianfranco Drigo, direttore di Coldiretti Pistoia – purtroppo le diverse specie sono in numero tale da rendere indispensabile ripensare l’intera impalcatura normativa a livello nazionale, per ottenere risposte effettive e ridurre a un numero fisiologico gli animali selvatici nelle nostre campagne e anche nelle nostre città. È in questa direzione che Coldiretti sta lavorando».
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