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Mascherine durante la messa ma Green pass in parrocchia

Mascherine durante la messa ma Green pass in parrocchia

Il vescovo ha reso note con una lettera ai presbiteri, ai diaconi e alla diocesi le disposizioni da osservare nelle varie situazioni. «Vaccinarsi è un atto d’amore»

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Pescia. Green pass sì o no alla messa? E in parrocchia? Ieri monsignor Roberto Filippini ha risposto ai quesiti rendendo note “le disposizioni del Vescovo di Pescia riguardo al Green pass in Parrocchia”.

Appellandosi al buon senso che alberga ne cuore di ogni persona, il vescovo ha voluto dare alcune indicazioni di ordine pratico, avendo a cuore la salute di tutti e in particolar modo di coloro che frequentano le chiese e i locali parrocchiali. È una lettera indirizzata ai presbiteri, ai diaconi e a tutta la diocesi di Pescia, che sottolinea la necessaria prudenza in un tempo in cui il Covid 19 non è ancora scomparso e abbassare la guardia, potrebbe rivelarsi un gesto pericoloso.

«Vi scrivo – esordisce – in seguito alle numerose questioni che mi sono state poste circa la necessità del Green pass e in genere dei vaccini per le persone che si impegnano in parrocchia nei diversi servizi, a contatto con chi frequenta gli ambienti comunitari. Confermo quanto ho comunicato nell’incontro di aggiornamento del Clero il 10 settembre, in linea con le indicazioni della Presidenza della Cei (8 Settembre 2021) e con le diverse decisioni dei Vescovi vicini».

E, dunque, per le celebrazioni liturgiche «valgono le disposizioni finora seguite, da quando siamo ritornati a celebrare in presenza: mascherine, posti contingentati, distanziamento e igienizzazione, secondo il Protocollo di intesa tra la Conferenza episcopale italiana e il Governo italiano del 6 maggio dell’anno scorso»

Per le attività parrocchiali come il catechismo, le riunioni comunitarie e ricreative, «ritengo invece che sia necessaria una maggiore prudenza».

«Sono convinto che si debba offrire a tutti – spiega monsignor Filippini – una ragionevole certezza che in Parrocchia si è protetti dai rischi del contagio da Covid 19, perché si osservano scrupolosamente tutte le cautele possibili che sono obbligatorie in attività pubbliche analoghe: distanziamento, igienizzazione, mascherina, aereazione (nei luoghi al chiuso) e personale munito di Green pass (Ministri ordinati, catechisti, animatori liturgici, membri del coro, operatori pastorali e operatori comunitari)».

«Probabilmente – riflette – ad alcuni questa linea di condotta potrà apparire eccessiva, ma dipende dal forte senso di responsabilità richiesto nell’attuale situazione sanitaria, ancora fortemente incerta, e dal giusto impegno di proteggere la salute di tutti. Ciò implica, per riprendere le parole del Cardinale Giuseppe Betori, che oggi si assumano tutte quelle scelte che sono il presupposto della lotta alla diffusione della pandemia».

«Vaccinarsi, ha affermato Papa Francesco, è un atto di amore” per se stessi e per il nostro prossimo. Attualmente il vaccino, pur con le controindicazioni che hanno tutti i farmaci, secondo la maggior parte degli scienziati, è la profilassi più sicura per difendersi dal coronavirus e per riprendere, seppure gradualmente, le attività di una vita normale».

«Mi sembra quindi doveroso – conclude il vescovo – che tenga conto in coscienza di queste indicazioni, chi si mette a servizio degli altri nelle attività comunitarie».

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