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“Polemos” al Mo.ca con il maestro Bonciolini

Giancarlo Fioretti
“Polemos” al Mo.ca con il maestro Bonciolini

L’artista monsummanese espone nella galleria civica di viale Verdi opere che emanano sensazioni visive e sonore

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Giancarlo Fioretti

MONTECATINI. Domani al Mo.ca, in viale Verdi, ci sarà l’inaugurazione della mostra personale del maestro Giacomo Bonciolini denominata “Polemos”.

La retrospettiva trae il nome da un concetto della filosofia di Eraclito, che analizza il concetto dell’opposizione dei contrari, ripreso in un’altra epoca e in contesto asiatico, dal taoismo. Questa attrazione per due realtà che tendono a respingersi ma che, in definitiva, sono alla ricerca di una loro complementarietà, ha da sempre influenzato la parabola artistica di Giacomo Bonciolini.

Nato a Monsummano nel 1955, l’artista ha iniziato ad avvicinarsi all’arte contemporanea negli anni Settanta, sviluppando una ricerca che va a spaziare, oltre che nel campo della pittura e della scultura, in forme artistiche-espressive moderne come la fotografia, i video-clip, le sonorità sintetiche.

Questi modi così differenti di rappresentare la realtà oppure, di dar sfogo alla fantasia, vengono scomposti e fusi insieme dal maestro monsummanese.

Le sue realizzazioni sono un inno alla diversità. Non solo temporale, in quanto Bonciolini accosta statue lignee settecentesche a sistemi di diffusione del suono di ultima generazione, ma soprattutto perché pone sullo stesso livello sensazioni visive e sonore.

«Assistere ad un’esposizione di Giacomo Bonciolini – afferma l’assessore alla Cultura Alessandro Sartoni – significa uscire dai binari che ci siamo dati. Nelle sue esposizioni, l’oggetto va non soltanto guardato ma anche ascoltato, e ciò consente al visitatore di giungere a un livello di conoscenza plurisensoriale con le opere con cui si relaziona».

Promossa dall’associazione culturale Domus Artis e curata dal critico e storico dell’arte luca sposato, la mostra si propone di invitare il pubblico alla riflessione, soprattutto in un periodo complesso come quello in cui stiamo vivendo.

«La dinamica degli opposti – sostiene Sposato – è il motivo conduttore della produzione artistica di Bonciolini, e la sonorità sintetica di ispirazione indiana serve appunto a definire questo aspetto, visto che parte dell’oggettistica usata dal maestro viene tratta da epoche storiche e luoghi geografici del tutto diversi da loro».

Un esempio di questa dualità è perfettamente visibile in alcune opere, realizzate con antichi attrezzi agricoli. «Il forcone ed il pennato – ci dice il maestro – possono essere usati come strumenti di lavoro ma anche come strumenti di morte».

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