Sicurezza
Noemi al traguardo dei 107 anni battendo “spagnola” e Covid-19
La signora Simoni nacque il 3 settembre 1914 quando a Vienna regnava ancora l’imperatore Francesco Giuseppe. Una vita da fantasiosa ricamatrice
Giancarlo Fioretti
PESCIA. Venerdì 3 settembre la signora Noemi Simoni taglierà lo strepitoso traguardo dei 107 anni. Quando nacque, il 3 settembre del 1914, a Vienna regnava ancora l’imperatore Francesco Giuseppe ed il mondo era appena scivolato nella catastrofe della Prima guerra mondiale. Durante la sua lunghissima esistenza, è sempre vissuta a Pescia, sua città natale. Soltanto da pochissimi anni risiede nella Residenza sanitaria assistita Stella di Monsummano, dove i medici e il personale infermieristico si occupano di lei quasi con venerazione, visto il gran numero di primavere che ha messo alle sue spalle. «Il suo destino di una vita lunga e serena – sostiene la nipote di secondo grado Giovanna Michelotti – è maturato sin dalla sua infanzia. Quando era ancora bambina, contrasse la terribile “influenza spagnola”che, appena dopo il primo conflitto mondiale, provocò decine di milioni di morti in tutto il mondo». Evidentemente, l’organismo di Noemi si rafforzò a tal punto in seguito alla terribile prova, da consentirle di attraversare l’intero Novecento senza particolari sussulti. «È sempre stata abile nel gestire la casa e nel compiere lavori manuali – precisa ancora la nipote – tanto è vero che l’attività lavorativa che ha svolto per tutta la vita, è stata la ricamatrice. La sua fantasia nel decorare tovaglie, lenzuola e cuscini non aveva limiti. Nel suo campo era davvero un’artista». Molto abile a creare corredi matrimoniali per gli altri, Noemi inizialmente si dimenticò di realizzare il suo. Forse è per questo che si sposò in età relativamente tarda, ’nel messo del cammin’della sua lunghissima esistenza. L’uomo che, quasi sessant’anni fa, la condusse all’altare si chiamava Oddino Pacini. Nome da dio vichingo ma pesciatino purosangue anche lui. Peccato che il loro amore ebbe vita breve, solo 15 anni. Oddino si ammalò e ben presto morì, e Noemi non avvertì più la necessità di risposarsi. Gli anni sono scivolati via placidi per Noemi, sempre intenta a ricamare e ad occuparsi delle faccende di casa. Ad un certo punto, la sua vita ha finito con l’intrecciarsi con quella della pronipote Giovanna, con la quale ha vissuto per molti anni. «Mi sono occupata della mia prozia con amore e dedizione – puntualizza Giovanna Michelotti – fino al 2017, quando ho avuto dei gravissimi problemi di salute. La mia prozia aveva già compiuto 103 anni e la soluzione migliore ci è parsa il trasferimento nella rsa di Monsummano». Gli ultimi due anni, funestati dalla pandemia, hanno tolto a Noemi il piacere delle visite e della socialità. «Purtroppo – conclude la pronipote – non ha più potuto vedere il mio nipotino Lorenzo e non ha ancora conosciuto il suo fratellino Filippo. Le norme anti covid sono severissime nelle rsa e le visite sono praticamente bloccate». Noemi, comunque, non si è persa d’animo. Con l’aiuto del personale paramedico, riesce a collegarsi in videochiamata, dimostrando di saper cavalcare ogni epoca.
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