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«Siamo a rischio esondazioni» Paura tra le case sulla Pescina

Giancarlo Fioretti
«Siamo a rischio esondazioni» Paura tra le case sulla Pescina

I residenti: «I fiumi e i torrenti sono ostruiti, il loro alveo è molto ridotto» Hanno raccolto le firme. E protestano: «Abbiamo ottenuto solo pochi interventi» 

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Giancarlo Fioretti

BUGGIANO. L’estate sta finendo e…il periodo delle piogge si avvicina, gettando nell’apprensione chi vive nella zona. Roberta Quirici abita nella zona di via XXIV maggio a Buggiano ed è una delle residenti preoccupate per questo motivo. L’abitazione della donna è al numero civico 140, a due passi dal confine con il comune di Chiesina Uzzanese.

Una zona pianeggiante in aperta campagna, solcata da fossi e torrenti che poi diventano tributari del Pescia, che scorre più a settentrione.

Un paesaggio idilliaco, degno di un quadro dei Macchiaioli che, tuttavia, può diventare lo scenario di un film horror se l’autunno e l’inverno si rivelino particolarmente piovosi.

« Io abito in una zona che si chiama Aquila – spiega la signora – e precisamente a pochi metri dalla confluenza fra il Rio Torto e la Pescina che, alcuni chilometri dopo, fa confluire le sue acque nel fiume Pescia. Attualmente la portata di questi corsi d’acqua è limitata, come accade sempre durante l’estate. Tuttavia, il nostro timore è per l’arrivo della stagione autunnale, con le sue conseguenti precipitazioni atmosferiche. Sia la Pescina che il Rio Torto sono infatti ostruiti da una gran mole di sassi e detriti che lo scorrere dell’acqua porta con sé».

« Un fenomeno del tutto naturale – continua – ma che costituisce un rischio indicibile per noi che abitiamo lì vicino. Il clima, è inutile negarlo, è cambiato negli ultimi anni e le cosiddette ‘bombe d’acqua’ sono sempre più probabili».

« Ora – conclude – per far esondare i due torrenti basta addirittura un temporale un po’ più forte, visto come sono ostruiti. E questa situazione si è peraltro verificata più volte negli ultimi anni, sia nella zona ove abito io sia nella vicina frazione di Molin Nuovo». Per cercare di porre rimedio a questa situazione di potenziale pericolo, la signora Quirici si è rivolta al Consorzio 4 Basso Valdarno, con una serie di chiamate mirate e con una raccolta di firme, non ottenendo però delle risposte soddisfacenti. «Gli operatori del Consorzio – precisa la signora – hanno sì raccolto le mie rimostranze ma, all’atto pratico, hanno fatto ben poco per risolvere il problema. Si sono limitati infatti alla rimozione dei cespugli e degli arbusti più invasivi eppoi…non sono andati oltre. Il problema è che l’alveo di questi torrenti è diventato troppo stretto per le varie costruzioni ed opere agricole che, nel tempo, si sono aggiunte al paesaggio naturale». Il problema dell’eccessiva antropizzazione dell’ambiente è ormai noto da tempo. Negli anni Sessanta e Settanta, durante il boom dell’edilizia, nessuno si preoccupò di costruire troppo vicino a torrenti e fiumiciattoli che parevano inoffensivi, sostituendo addirittura il loro letto naturale con uno artificiale fatto di cemento. I mutamenti climatici del nuovo Millennio, con le loro bombe d’acqua e rovinose alluvioni, hanno fatto capire (tardivamente) quanto questa politica edilizia fosse sbagliata.

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