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Ultimi giorni di Ciano: un romanzo storico dal sapore di thriller tra spie e grandi amori

Giancarlo Fioretti
L’autore Mauro Mazza, a sinistra, intervistato dal direttore del Tirreno, Stefano Tamburini (Foto Nucci)
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L’autore Mauro Mazza, a sinistra, intervistato dal direttore del Tirreno, Stefano Tamburini (Foto Nucci)

Due direttori al Tettuccio di Montecatini ad “Acqua in bocca... ma non troppo”. L’autore Mauro Mazza intervistato da Stefano Tamburini 

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Giancarlo Fioretti

MONTECATINI. Sono trascorsi ormai 77 anni da quando Galeazzo Ciano terminò la sua parabola terrena di fronte a un plotone di esecuzione. Eppure questa vicenda continua ad appassionare gli storici e a incuriosire i lettori. La riprova c’è stata ieri alle Terme Tettuccio, quando il giornalista Mauro Mazza (ex direttore del Tg2) ha presentato il suo libro “Diario dell’ultima notte. Ciano-Mussolini, lo scontro finale”, nell’ambito del ciclo di incontri letterari “Acqua in bocca... ma non troppo”, organizzati dalla giornalista Simona Peselli. A intervistare Mazza c’era il direttore del Tirreno, Stefano Tamburini, che ha dialogato con l’autore sui punti salienti del romanzo.

Sì, perché la tragica fine del Conte di Castellazzo viene narrata sotto forma di romanzo storico. Ed è questa la novità principale proposta da Mauro Mazza. Partendo dal ritrovamento di un diario di un giovane che aveva militato nella Repubblica Sociale, si dipanano le vicende della storia d’Italia del dopoguerra, fino ad arrivare al caso Moro. Mazza riesce a sorprendere il pubblico ponendo sul tappeto il forte parallelismo tra la sorte del genero del duce e quella del politico democristiano. Entrambi vittime di sequestri.

Ciano di un sequestro “istituzionalizzato”,nel carcere veronese degli Scalzi. Moro invece da parte delle Brigate Rosse, che lo custodirono nella cosiddetta “prigione del popolo”. Entrambi, condannati a morte sin dall’inizio. Ciano dai fascisti fanatici fedeli al Manifesto di Verona; Moro dal “partito della fermezza” che, in quei tragici giorni, non riuscì a capire che la vita di un uomo vale più di qualsiasi considerazione di carattere politico.

Impressionante poi la simmetria di comportamento dei due personaggi che, trovandosi privati della libertà personale, consegnarono a numerose missive tutta la loro rabbia e le loro paure.

In tutti e due i casi, centrale è stato il ruolo delle donne che sono state accanto ai protagonisti. A tentare fino all’ultimo di salvare la vita a Ciano ci provò la moglie Edda ma anche la sua ultima amante Felicitas Beetz, spia delle Ss che finì con l’innamorarsi di lui (la suocera Rachele, invece, fu irremovibile nel condannarlo).

A cercare invece di salvare il suo adorato Aldo dal piombo dei brigatisti ci provò la moglie Eleonora. Ma le sue suppliche non aprirono le porte dei palazzi di Roma. Neppure quella del Vaticano.

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di Redazione web