Italia
Muore dopo essersi tuffato in mare malore fatale per un uomo di 62 anni
La vittima era residente con moglie e figli a Uzzano. Inutili i soccorsi da parte di due bagnini
Pietro Barghigiani
vecchiano. Lo hanno visto entrare in acqua di primo mattino. Erano circa le 7,40 e loro, i due bagnini dell’Oasi Marco Polo, stavano sistemando la spiaggia per partire con il servizio di salvataggio alle 9. L’uomo che a quell’ora aveva deciso di fare un tuffo era arrivato dalla spiaggia libera (controllata il sabato e la domenica) e nei primi minuti dal suo ingresso in acqua non aveva chiesto aiuto. Il malore lo ha colto all’improvviso e non gli ha dato neanche la possibilità di urlare o sbracciarsi.
Mesut Sinameta, 62 anni, albanese, residente a Uzzano con moglie e figli, quando è stato raggiunto dal bagnino Gabriele Cini era rivolto con la faccia verso il fondale. Portato a riva e rianimato per quasi venti minuti dai primi soccorritori, il 62enne è morto prima dell’arrivo dell’ambulanza della Pubblica Assistenza e del medico del 118. Non viene esclusa la congestione. Durante la rianimazione Sinameta ha rimesso quello che aveva appena mangiato a colazione.
Il magistrato di turno Egidio Celano non ha ritenuto di dover disporre l’autopsia e il corpo è stato consegnato alla moglie, arrivata in spiaggia durante i tentativi di salvataggio portati avanti dal personale dell’Oasi Marco Polo.
Gabriele Cini, di Fornacette, è stato il primo ad accorgersi di una presenza a rischio in acqua. «Con il mio collega stavo mettendo a posto la spiaggia quando ho visto questo signore avere un minimo di difficoltà in acqua – racconta a “Il Tirreno” Cini –. Era entrato nel correntone che c’è tra il nostro stabilimento e, a sinistra, la spiaggia libera. Veniva trascinato, ma era tranquillo. Sarà stato a un’ottantina di metri dalla riva. Gli dicevo di spostarsi e avvicinarsi e lui ci faceva segno che era tutto a posto».
Le rassicurazioni A DISTANZA non sono state sufficienti per convincere Cini a lasciar perdere. «Ho chiamato il mio collega e gli ho detto di prendere il baywatch con la fune – prosegue il bagnino –. Sono andato a dargli una mano. Nel frattempo lui era passato davanti alla nostra spiaggia portandosi sulla destra. Le onde lo nascondevano. Quando sono arrivato sull’obiettivo ho trovato il corpo riverso, come si dice in gergo, a tartaruga. L’ho portato a riva e in tre ci siamo dati il cambio per un massaggio cardiaco che abbiamo concluso all’arrivo del medico del 118, che ha constatato il decesso».
Mesut Sinameta non aveva ingerito acqua. Non è morto annegato. Il cuore si è fermato per un malore che lo ha colto pochi minuti dopo il tuffo in mare.
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