«Così da anni immortalo le Olimpiadi», il fotografo dei Giochi è di Lamporecchio
Paolo Nucci è a Tokyo a fare scatti per un giornale giapponese «Con la “Divina” Pellegrini ci siamo mandati il saluto prima della finale»
LAMPORECCHIO. Sono le 22 in punto a Tokyo e le tre del pomeriggio qui da noi quando raggiungiamo, via whatsapp, Paolo Nucci, uomo che di professione, da sempre, immortala emozioni, riuscendo a condensare in un fulmineo click ciò che a volte l’occhio non riesce a focalizzare, a differenza del cuore e dell’anima.
Grazie all’innato istinto, affinato dall’esperienza e dalla professionalità, sa catturare l’attimo, nel bene o nel male, senza artificiosità o manierismi di sorta. E di questo la testata giornalistica giapponese con la quale collabora da tempo gliene ha dato pienamente atto, tanto da volerlo, in carne e ossa, a questi surreali giochi olimpici nel regno del Sol Levante senza pubblico e senza l’atmosfera dei grandi eventi, dove la macchina fotografica torna a giocare il ruolo determinante avuto in passato, pur fra mille regole e restrizioni.
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«L’organizzazione è tipica di queste parti – esordisce Paolo – tutti stanno al proprio posto e svolgono con diligenza e gentilezza il compito assegnato, seguendo alla lettera il protocollo. Semmai mancano leggermente di spirito di iniziativa e di un pizzico di apertura mentale. Ma ormai ci sono abituato».
Di origine empolese, 55 anni, ha messo radici e un avviato studio professionale da una vita a Lamporecchio assieme alla moglie Katiuscia. Hanno una figlia, Francesca, grande e laureata. Dall’anno domini 1989 Paolo è uno dei fotografi ufficiali de “Il Tirreno”. Contemporaneamente si è saputo costruire una meritata fama a livello internazionale coi suoi scatti a bordo campo in ambito sportivo.
«Con questo giornale giapponese – spiega – collaboro dall’epoca in cui le prime star nipponiche come Honda e Nakata vennero a giocare nel campionato italiano. Gli è piaciuto come lavoro ed essere qui lo ritengo un assoluto privilegio, oltre a un attestato di stima nei miei confronti. Le discipline che ho seguito maggiormente sono quelle tipicamente orientali, quali il judo e taekwondo. Quando posso poi una sbirciatina sugli eventi azzurri me la concedo».
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È alla sua quinta Olimpiade - più le “Invernali” di Soci e Pyeongchang - , al pari di Aldo Montano e Federica Pellegrini. «Per loro era il canto del cigno da atleti nei Giochi a cinque cerchi. Io sinceramente – confessa sorridendo – qualche altra edizione la seguirei volentieri. Con la “Divina”, nella sua gara d’addio davvero commovente al Tatsumi Centre, ce lo siamo ricordati a vicenda facendoci il segno del 5 a distanza».
Su quale delle Olimpiadi vissute in prima linea, ritiene sia stata la migliore non ha il minimo dubbio. «Dico Londra – risponde pronto – per mille motivi: dalla estrema facilità nel raggiungere gli impianti alla lingua e alla location spettacolare. Ma comunque ogni edizione ha un suo fascino particolare. In questa in corso ci siamo comunque riappropriati in parte del nostro mestiere. E non mi è affatto dispiaciuto» . —
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