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Assediati da tir e cattivi odori Residenti contro due aziende

Luca Signorini

Nella zona di via Livornese di Sopra è nato un comitato che raccoglie le firme «Come è stato possibile autorizzare grandi fabbriche così vicino alle case?»

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Luca Signorini

Chiesina Uzzanese. Il borgo di Collodi, poi Pieve a Nievole (via del Melo e via delle Cantarelle) e adesso Chiesina Uzzanese. La questione del passaggio dei camion davanti alle abitazioni (e altri disagi segnalati) sembra essere un problema diffuso in diverse parti della Valdinievole. Un problema che per ora trova pochi rimedi. A Chiesina è in corso una raccolta di firme: interessati sono i residenti che abitano lungo via Livornese di Sopra (che dalla discoteca Don Carlos arriva in pratica a Borgo a Buggiano) e in alcune sue traverse, come via di Campo, via Fratelli Cervi e via delle Corti, che portano tutte verso nord, in direzione di Uzzano (Santa Lucia) e Pescia (frazione degli Alberghi). Le proteste di questi cittadini, già a conoscenza del Comune e che specificano di non avere «nessuna natura o colore politico», hanno l'obiettivo «di far cessare gli innumerevoli disagi che provocano quotidianamente le fabbriche Ecopol e Texsus». Entrambe le aziende si trovano in via Livornese, all'interno del polo industriale della zona, intitolato a Sergio Marchionne, che ha massima concentrazione di realtà produttive nei dintorni della provinciale Camporcioni. «Puzza, rumore continuo e disagi con il traffico ormai affliggono tutta la zona», sottolineano i promotori della petizione appena diffusa. Ecopol da un paio di anni ha potenziato la sua capacità produttiva e da qualche mese ha inaugurato un nuovo impianto da 5mila metri quadrati. È attiva nel settore dei materiali plastici biodegradabili e idrosolubili, realizza in sostanza confezioni e imballaggi. Le applicazioni variano dal campo dell'agricoltura all'uso domestico, poi cura della persona, cosmetica, edilizia, trattamento acque. Impiega un centinaio di persone. Texsus spa, storico produttore di tessuto non tessuto con 120 dipendenti, da un paio di anni è passata nelle mani del gruppo multinazionale Shalag, che batte bandiera d'Israele.

A Chiesina sono stati investiti 25 milioni di euro negli ultimi cinque anni per ampliare di 10mila metri quadrati lo stabilimento principale (era grande 25mila), che adesso conta tre linee di produzione e nuovi e moderni macchinari. Insomma, i cittadini che hanno iniziato la raccolta firme si battono contro le esigenze di due colossi. Una battaglia che sembra impari. «Ci chiediamo chi abbia dato i permessi per costruire dei complessi produttivi di così grosso impatto ambientale accanto alle abitazioni», ribadiscono. —

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