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Il “rumore” della vittoria che invade strade e piazze
I primi colpi di clacson si sono uditi alla mezzanotte in punto di domenica 11 luglio. Qualche tifoso azzurro non ha neanche atteso la cerimonia di premiazione a Wembley e si è riversato nelle strade per festeggiare questa incredibile vittoria sugli inglesi, insperata per come si era messa la partita all’inizio. Poi, piano piano, sono arrivati i “rinforzi”. Auto, scooter, camioncini con cassone, addirittura trattori: tutto andava bene pur di impazzire di gioia. E questo, naturalmente, in tutti i centri della Valdinievole.
A Montecatini i “caroselli” hanno imboccato le strade tradizionali dei festeggiamenti (soprattutto sportivi), vale a dire i viali di circonvallazione, per poi frazionarsi in una sorta di “torrenti luminosi” che confluivano in corso Roma, in via Manin, in corso Matteotti. Una specie di periplo del centro cittadino, di quella piazza del Popolo che aveva però a “guardia” i monitor accesi della Ztl. Che hanno “respinto” quei serpenti di metallo che tra cori di tifosi, colpi di clacson, trombe bitonali, petardi e, soprattutto, sventolio di bandiere tricolori, avevano preso d’assedio il “cuore” della città.
Ma la piazza del Popolo era comunque ben presidiata da centinaia di “pedoni” che hanno acceso la festa dal sagrato della basilica fino a viale Verdi. E, soprattutto, intorno alla fontana, vero centro nevralgico della Montecatini che celebra i trionfi. E, come da tradizione, qualche giovanissimo con indosso la maglia azzurra non ha esitato a tuffarsi per il classico bagno.
E come dare loro torto, visto che si tratta di generazioni che di imprese così della Nazionale ne avevano sentito solo parlare dai loro genitori. Soprattutto dell’altro grande, incredibile trionfo, che si celebrò proprio l’11 luglio: la vittoria del campionato mondiale in Spagna nel 1982, vale a dire 39 anni fa. E fu da lì che tutto è iniziato: i caroselli, le bandiere tricolori (prima di allora praticamente introvabili, se non quelle con ancora cucito lo scudo dei Savoia al centro), i camioncini sfondati dipinti di bianco rosso e verde, le sfilate dei trattori.
Già, i trattori. Anche domenica notte qualcuno ha voluto riprendere il filo di quella tradizione e, mescolato tra auto, scooter e furgoncini, a sfilare si è visto anche un bellissimo Landini con dietro il suo cassone. Con sopra i ragazzini che sventolavano i vessilli, ma anche le nonne, scatenate quanto se non più di loro.
E poi, a marcare la differenza “visiva” con la festa di 39 anni fa (e, perché no, anche con quella più recente della Germania 2006), c’erano gli immigrati all’angolo tra via Manin e via don Minzoni, che alzavano le mani e applaudivano al passaggio dei mezzi imbandierati, accennando persino a dei balletti. Ecco, anche questa è la forza che trasfonde l’Italia pallonara quando sale sul tetto del mondo, o della vecchia Europa, perché dimostra che per una notte chiunque può essere il più forte di tutti: basta crederci, prepararsi e avere talento. Allora un popolo intero ti segue accogliendo anche chi, queste soddisfazioni, al suo Paese non le ha mai avute.
E, dunque, sbagliava il bomber inglese Gary Lineker quando pronunciava la sua frase, diventata poi famosa: “Il calcio è un gioco semplice, 22 uomini rincorrono un pallone e alla fine vince sempre la Germania”. Con voi inglesi sì, vince sempre la Germania. Ma vince spesso anche l’Italia.
E allora, davvero: Forza Italia!
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