Il Tirreno

Montecatini

Il futuro della città 

Terme, dagli albergatori un’apertura di credito

David Meccoli
Terme, dagli albergatori un’apertura di credito

Le associazioni sono fiduciose nell’operazione che dovrebbe portare i privati ma non nascondono che vorrebbero garanzie sulla tutela del patrimonio 

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David Meccoli

MONTECATINI. Qualche timore c’è, inutile nascondersi. Ma emerge anche una bella apertura di fiducia nei confronti del nuovo corso che stanno prendendo le Terme. Certo non sarebbe male saperne qualcosa di più, visto che si sta parlando dell’impresa più importante del territorio, ma gli operatori vivono questo periodo con un misto di preoccupazione e aspettativa.

Le Terme stanno vivendo i giorni che potrebbero portare la società a una svolta epocale, aprendosi ai privati non per ciò che riguarda la parte gestionale, ma la vera e propria maggioranza del pacchetto azionario. È la decisione presa nell’ultima assemblea dei soci e che prevede, quale prossimo step, un aumento di capitale con l’obiettivo di allargare la compagine societaria agli investitori privati. E tra questi ci sarebbe un fondo internazionale (anche se qualcuno parla anche dell’“inserimento” di qualche noto personaggio locale…) i cui contatti con la città sono tenuti dall’advisor “angloitaloarmeno” Infinet Financial Advisory Llp, nel cui management figura anche Alessandro Belli, avvocato e consigliere comunale a Pistoia. «Ai due soci – ci ha detto Belli nei giorni scorsi – è piaciuta la nostra idea di base, ovvero il recupero della vocazione termale di Montecatini, con la valorizzazione degli stabilimenti attivi e la ristrutturazione di quelli oggi non utilizzati. A cominciare dal progetto più importante, quello che porterà al completamento dei lavori alle Leopoldine».

«Sono notizie positive – commenta il presidente di Assohotel Fabio Cenni – in quanto il pubblico, ormai è dimostrato, non può gestire una società come le Terme ed è necessario l’intervento di un privato. Oggi diventa prioritario evitare il fallimento dell’azienda e purtroppo siamo arrivati al fotofinish, non si può indugiare oltre. Se davvero il fondo interessato è disposto ad acquisire il debito che le Terme hanno verso le banche, non può che voler dire che c’è un progetto di rilancio, altrimenti non sarebbero veri imprenditori. In definitiva sono fiducioso su questa operazione: restiamo vigili e vediamo che succede».

Sentimenti solo in parte condivisi da Federalberghi Apam. «Siamo molto preoccupati – dice il presidente Carlo Bartolini – e va bene la riservatezza sulla vicenda, ma ormai siamo in zona Cesarini e le imprese potrebbero essere più coinvolte. Anche perché vorremmo garanzie di tutela per un bene che sarà patrimonio dell’Unesco, ma soprattutto lo è di tutta la città. E garanzie sono necessarie non solo in questa fase di trattativa, ma anche sugli investimenti che saranno poi fatti. Vero che ci sono le tutele previste dagli strumenti urbanistici, ma si sa, un privato in casa fa quel che vuole…».

Attendista è invece la “strategia” di Sabrina Gilardi. «Io aspetto di vedere concretamente che cosa emerge in questa fase – dice la presidente della sezione turismo Confindustria – ma non ho particolari timori. La situazione deve infatti cambiare e se una società si avventura in un progetto così importante, certamente lo fa per creare sviluppo. È un’opportunità: proviamoci». –

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