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«Se crolla la torre danno la colpa alla Soprintendenza»

«Se crolla la torre danno la colpa alla Soprintendenza»

Salvatore Leggio se la prende con l’assessore Morelli e invita invece l’amministrazione comunale a darsi da fare per ripristinare la viabilità

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PESCIA. «A seguito del crollo del tetto della torre di Guardia in località Molinaccio abbiamo letto sui social – strumento preferito non solo dall’ex sindaco sospeso ma anche da Aldo Morelli, divenuto l’assessore al tutto (visto che si occupa, male a nostro giudizio, di bilancio, urbanistica e lavori pubblici) – la risposta a una domanda che chiede se il bene fosse tutelato dalla Sovrintendenza, di questo tenore: “codesto è il problema maggiore” . Cifra distintiva di questa amministrazione pare essere la giustificazione di ogni magagna addossandone ad altri le responsabilità. Preferibilmente a istituzioni che hanno nella ragione sociale il compito di far rispettare leggi e norme».

Così inizia un duro attacco alla giunta da parte di Salvatore Leggio, consigliee comunale di Pescia è di tutti.

«La Corte dei Conti – prosegue – per loro ha l’insensibilità di fustigare la disastrosa situazione finanziaria. La Regione fa coriandoli di un drammatico Piano operativo. Il tribunale fiorentino osa sentenziare la colpa del sindaco. E la Torre Antica implode ovviamente a causa della Sovrintendenza. Come associazione di cittadini, invece, ci sentiamo di ringraziare la Sovrintendenza che, finora, ha salvato Pescia dalla colata di cemento che l’assessore al tutto ci voleva propinare».

«Per noi, caro Morelli, la Sovrintendenza non è “il problema maggiore” – spiuega Leggio – il problema maggiore è che state portando Pescia in un baratro, con un bilancio ormai prossimo al disastro, un Piano operativo che è stato ormai azzerato e con le tariffe di parcheggi che paiono più quelle di Forte dei Marmi. Anziché attaccare la Sovrintendenza, gli amministratori di Pescia pensino ad intervenire in fretta per riaprire quanto prima al traffico, e magari provino ad assumersi la responsabilità di una gestione della cosa pubblica disastrosa sotto tutti i fronti». —

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