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Montecatini

l’inchiesta 

La società non era attiva, Ferrovie truffate

La società non era attiva, Ferrovie truffate

Fallimento di Officine Minnetti Italia: indagati commercialista e due imprenditori. Sequestrati beni per 600mila euro

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PISTOIA. Un fallimento che risale al 2018 ma che alla radice c’è un ingente dissesto finanziario con le ripercussioni sono emerse ieri dall’inchiesta condotta dalla Procura di Pistoia che ha condotto a indagare per truffa ai danni dello Stato un commercialista lucchese e due imprenditori, già titolari delle Officine Minnetti Italia srl di Pieve a Nievole . Indagate con loro anche persone ritenute “teste di legno”, un cittadino spagnolo e un pistoiese, per i reati di evasione fiscale e bancarotta fraudolenta. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pistoia hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura patrimoniale disposta del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia, su richiesta della Procura della Repubblica. I finanzieri hanno no sequestrato preventivamente beni per oltre 600 mila euro, consistenti in cinque immobili, e relative pertinenze, autovetture e denaro accreditato sui conti correnti bancari a loro riconducibili.

Le indagini, condotte dai militari della Guardia di Finanza di Pistoia, dirette dalla Procura della Repubblica, iniziavano a seguito della dichiarazione di fallimento della società Officine Minnetti Italia Srl , dedita fino a qualche anno addietro alla progettazione, costruzione e commercializzazione di macchinari per l’industria tessile. Già dalle prime attività investigative emergeva che gli amministratori di fatto, cioè coloro che intraprendevano le scelte aziendali, si erano celati dietro le cosiddette “persone schermo” per potere incamerare liquidità a discapito dello Stato, del Fisco e della massa dei creditori.

Nel particolare era stato accertato dagli investigatori che il cda aveva tergiversato ad approvare il bilancio della società chiuso al 31 dicembre 2014 che riportava una gravissima perdita, di quasi un milione e 700mila euro ed avrebbe determinato, tra le varie ipotesi, anche la messa in liquidazione dell’impresa e la presentazione di istanza di fallimento. Analizzando nel dettaglio tale situazione, emergeva che la società fallita aveva esercitato la sua attività in uno stabile a Pieve a Nievole, che si trova in un tratto di territorio interessato dalle attività di espropriazione per la realizzazione delle opere destinate alla realizzazione del raddoppio della linea ferroviaria Pistoia-Montecatini. Gli investigatori inoltre hanno accertato che l’omessa approvazione del bilancio, chiuso al 31.12.2014, era stata preordinata per nascondere ai terzi ed in particolar modo alle Ferrovie dello Stato, la perdita e la susseguente messa in liquidazione dell’impresa. Pertanto «dissimulavano lo stato di solvibilità della stessa», facendo credere che era, a quel tempo, un’azienda attiva, determinando quindi nelle Ferrovie dello Stato un rilevante danno economico corrispondente all’ingiusto indennizzo elargito, pari a oltre 240mila euro. In seguito si adoperavano per distrarre il patrimonio rimasto della società senza corrispondere quanto dovuto nè alla massa creditoria e neppure all’Erario. —

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