Sicurezza
Maltrattamenti nella rsa: tre patteggiamenti
Hanno chiesto l’applicazione della pena davanti al gip le operatrici del San Domenico finite ai domiciliari lo scorso agosto
Massimo Donati
Pescia. Processate con il giudizio immediato, hanno patteggiato la pena davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia le tre operatrici sanitarie della Rsa San Domenico di Pescia che, il 31 agosto scorso, con l’accusa di maltrattamenti aggravati nei confronti degli anziani ospiti, erano finite ai domiciliari al termine delle indagini condotte dai carabinieri della locale stazione con tanto di videocamere nascoste all’interno della struttura.
Giovedì, Michela Zumpani, 54 anni, di Pescia, Maria Antonella Farinella, 63 anni, di Montecarlo ( Lucca), e Cinzia Riccomini, 41 anni, di Porcari, hanno patteggiato due anni la prima e un anno e dieci ciascuna le altre due, tutte con il beneficio della sospensione condizionale della pena.
Respinte dal gip Alessandro Azzaroli le richieste di costituzione di parte civile presentate dagli avvocati difensori (Alessandro Fagni, Ilaria Vettori, Raissa Cipriani, Sabrina Contrucci, Fausto Malucchi, Anna Maria Guerri e Antonio Celli) degli otto anziani ritenuti parti offese nel procedimento. Il giudice ha ritenuto che, in base alla giurisprudenza, le richieste di costituzione non possano essere accolte in un udienza per il patteggiamento della pena, nonostante l’avvocato Malucchi abbia sottolineato come tale giurisprudenza sia riferibile solo ai patteggiamenti in sede di indagini preliminari.
Fatto sta che, al termine dell’udienza, il gip, essendo stata concessa la sospensione della pena, ha disposto l’immediata cessazione delle misure cautelari attualmente applicate alle tre imputate. Che, come detto, erano inizialmente finite agli arresti domiciliari il 31 agosto 2020 in seguito all’ordinanza emessa dal gip grazie alle prove raccolte dai carabinieri di Pescia, partite dopo la segnalazione fatta il giugno precedente da una ex dipendente del San Domenico.
A suffragare le accuse (minacce, insulti e, per Zumpani e Riccomini, anche episodi con strattonamenti e percosse) anche le registrazioni fatte con i microfoni ambientali e le immagini riprese dalle telecamere installate dagli investigatori dell’Arma nella rsa. Elementi di responsabilità che gli inquirenti hanno ritenuto “inequivocabili”: le tre operatrice – come veniva esplicitato nell’ordinanza – si sarebbero rese responsabili di numerose condotte vessatorie “per motivi abietti, violando i doveri inerenti la funzione esercitata nella qualità di operatrice socio sanitaria”. —
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