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La Birra Nostrale è l’unica “firmata” in Valdinievole

Luca Signorini
Massimo Moncini mostra le sue birre alla Fattoria del Poggio, sui colli di Buggiano, dove si è trasferito per tornare alla terra, come suo nonno
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Massimo Moncini mostra le sue birre alla Fattoria del Poggio, sui colli di Buggiano, dove si è trasferito per tornare alla terra, come suo nonno

Massimo Moncini, montecatinese, si è trasferito alla Fattoria del Poggio e qui ha pensato gli ingredienti per la sua bevanda, prodotta poi a Dicomano

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BUGGIANO. La “Spara Jurij” è un american Ipa tropicale, moderna e morbida, molto luppolata, segnalata sulla guida Slow Food e premiata lo scorso anno al Barcellona Beer Challenge. Chi ama il punk rock sa cosa significhi l’etichetta, omaggio a un pezzo che per i musicofili vale Beethoven. È preparata con il farro coltivato a Carpineti, sull’Appennino sopra Reggio Emilia, nell’azienda di Massimo Zamboni, che oltre a essere un agricoltore è anche un chitarrista: nel 1982 insieme a Giovanni Lindo Ferretti ha fondato i Cccp. Fedeli alla linea – vero punk filosovietico unito alla musica melodica emiliana – è il “secondo nome” del gruppo ed è anche il sottotitolo che Massimo Moncini, 54 anni, ha dato alla sua Birra Nostrale, che non è un birrificio (le bionde vengono prodotte nell’impianto Lorem Ipsum di Dicomano, in provincia di Firenze) ma l’unico beer firm della Valdinievole. Si trova in località La Romana, tra i Pianacci di Uzzano e il Malocchio di Buggiano.

Attimo di riflessione: lo Jurij che spara è Andropov, segretario del Pcus russo nel 1983, che diede l’ordine di abbattere il volo Korean Air Lines 007 credendolo un aereo spia statunitense. Ci furono 269 vittime. “Felicitazioni”, intonano i Cccp al dirigente comunista. Si dice a chi ormai ha fatto qualcosa. E chi siamo noi per protestare.

Comunque, la Nostrale come si capisce non è solo un marchio di birra artigianale. È lo stile di vita di Moncini, laureato in Economia e Commercio a Pisa, ha lasciato l’ufficio (ha lavorato per Cremonini, Adecco, Sisal) per la faticosa terra. Otto anni fa inizia l’avventura della Fattoria del Poggio. «È sempre stato il mio sogno, i miei nonni erano contadini», dice Moncini, montecatinese di nascita.

«Ho risistemato 6 ettari di bosco – aggiunge – le pazzie si fanno sempre da soli». Ci sono anche ulivi, noccioli, erbe aromatiche, frutti di bosco, zafferano. Un chiringuito di legno dove spillare i fusti che non è affacciato sul mare ma immerso nei colli e nel verde. E tre arnie per le api: ci viene fuori il miele d’acacia che, unito al farro inviato dall’ex Cccp, compone la “Shout”, la prima birra messa sul mercato.

«Era il 2014 – racconta Moncini – conobbi Zamboni durante un crowdfunding sul web. Io fan dei Cccp e poi dei Csi. Iniziammo la collaborazione che si è ampliata. Adesso produco dai 70 agli 80 ettolitri di birra l’anno».

Le influenze emiliane si sentono nella parlata e nelle idee (e anche nei canali di vendita: in Emilia Romagna sono molti i ristoranti e le feste che utilizzano la Nostrale). Mazza Brec in dialetto emiliano vuol dire ammazza l’asino: questa è una tripel, influenze belga, birra forte da 8, 5 gradi, sentori di coriandolo biologico e luppolo Kazbek, il più nobile e agrumato, «che vi farà fare la fine dell’asino che l’ha bevuta prima di voi». Ci sono poi la Zoe, una double Ipa da 8 gradi, bionda torbida con fiocchi di cereali che la rendono vellutata, e la Campestre, la bionda classica, da abbinare anche con il pesce per le sue note fruttate. Un’altra decina di etichette compongono l’unica artigianale made in Valdinievole. Ancora poco conosciuta sul territorio: Moncini la vende al mercato di Slow Food ogni giovedì e sabato mattina al Mercato Coperto di Montecatini. Si può bere alla Buca di Pescia e al circolo Arci di Massa paese. Per il resto viene spedita. –

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