Sicurezza
Altri aiuti agli orfani e ora si cerca una casa
C’è bisogno che la famiglia colpita dalla tragedia sia trasferita, in vista anche dell’arrivo della nonna
MONSUMMANO. Una casa nuova per gli orfanelli e il loro babbo. Ancora un appello per la famiglia colpita dalla tragedia della morte di una giovane mamma pochi giorni fa. Presto arriverà anche la nonna. La casa serve vicino alle scuole che i bambini frequentano, a Monsummano. Per non privarli del grande affetto dei compagni di classe e delle maestre. Ci sarà qualcuno capace di offrire una nuova opportunità a una famiglia colpita così duramente dalla vita?
Mentre prosegue la raccolta fondi per i piccoli c’è da sperare in uno sforzo di fortuna, generosità e grande cuore di qualcuno. L’opportunità di offrire un ambiente nuovo per cercare di ricominciare.
Anche ieri Francesco Bentivegna insieme a Ivano Lucchesi, presidente di Prociv (associazione nazionale volontari per la protezione civile) hanno fatto il giro delle spese per le famiglie bisognose. Si va con la macchina dell’associazione insieme al presidente, che con naturalezza e discrezione entra nelle case, saluta e consegna come se fosse un semplice spedizioniere, senza imbarazzare né mortificare in alcun modo. La dignità va rispettata.
Lo sa bene Ivano perché, come racconta, lui c’è passato. «Ho cinquant’anni, tre figli e due nipoti, abito a Chiesina Uzzanese. Sono sposato da 31 anni. Sono nella protezione civile da 18 anni. Sono stato anche in missione al confine turco siriano a portare aiuti umanitari. Oggi sto bene, ma non è sempre stato così. Io il mio passato non me lo scordo, anzi ne vado fiero, perché mi ha permesso di essere quello che sono oggi».
Ivano Lucchesi racconta commosso la sua infanzia. «I miei genitori Giovanna e Giuseppe – ricorda Ivano – non hanno mai fatto mancare nulla né a me, né ai miei fratelli. Purtroppo in un incidente stradale il mio papà rimase invalido e non era più in grado di lavorare. Io ero il più grande di quattro fratelli. Una mattina dovevo prendere il pullman per andare a scuola dove frequentavo la prima media. La fermata era accanto all’edicola e vidi pubblicata la notizia con la foto di mia madre che diceva “madre e quattro figli stanno morendo di fame”. Per fortuna c’è stata gente che ha aiutato i miei genitori. Ho iniziato appena ho potuto a ricambiare, per ringraziare, come fecero quelle persone che allora salvarono la mia famiglia. La povertà la capisce solo chi l’ha vissuta. Eravamo poveri, ma felici, onesti e apprezzavamo tutto quello che i nostri genitori con amore ci donavano». —
Simona Peselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
