Sicurezza
Domani la Pasqua Ortodossa con riti abbreviati per la pandemia
Martina Zannelli
Montecatini. È quasi tutto pronto per l’avvio dei festeggiamenti della Pasqua ortodossa, che si terranno domani alla parrocchia di Santa Pelagia in via Volturno a Montecatini. Saranno festeggiamenti contenuti a causa delle limitazioni dovute alla pandemia, ma non per questo meno importanti e curati, come racconta padre Matei Tulan.
«Per il giorno di Pasqua, domenica – conferma – celebreremo la messa alle 10 durante la quale ci sarà la cerimonia del fuoco, con la quale il prete accende il cero pasquale distribuendo il fuoco sacro ai fedeli, benedicendoli. Si tratterà di celebrazioni diverse rispetto agli scorsi anni, quando la cerimonia iniziava a mezzanotte e terminava alle 5 di mattina, mentre nel pomeriggio facevamo il vespro di Pasqua». E che richiamavano una foltissima schiera di fedeli, soprattutto romeni, tanto da indurre le autorità a chiudere la via Volturno e a regolarizzare il traffico di accesso nella zona.
Quest’anno ad essere ridotto, oltre al cerimoniale, è anche il numero delle persone che parteciperanno alla Pasqua ortodossa. «In generale ci sono poche persone ma abbiamo pensato a tutti – spiega padre Tulan – e infatti abbiamo deciso di preparare dei piccoli pacchetti al cui interno metteremo il nostro pandoro tradizione e che doneremo a coloro che, a causa delle restrizioni, non potranno essere presenti all’interno della chiesa per la celebrazione, e anche a tutti coloro che sentono la mancanza del nostro Paese».
Come ogni anno, i partecipanti vestiranno gli abiti della tradizione che – come spiega padre Matei – hanno colori diversi a seconda della zona della Romania da cui provengono le persone. Ed è anche un modo per riconoscersi»
Quest’anno, inoltre, i festeggiamenti saranno, per la comunità romena di Montecatini, doppi: martedì 4 maggio, infatti, la parrocchia di Santa Pelagia compirà 8 anni, un bel traguardo. Sono stati anni in cui la parrocchia ha fatto e continua a fare e a dare tanto ai suoi fedeli, soprattutto in quest’ultimo periodo di pandemia. «Vedo i miei fedeli molto stanchi e provati – racconta Matei – che avvertono molto la nostalgia della nostra terra. E perciò io mi sento, più che mai, in dovere di stare loro vicino aiutandoli a sentirsi meno soli e il più vicino possibile a alla loro terra d’origine», conclude padre Tulan. —
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