La manifestazione
Arrivederci al caffè più buono di Montecatini
Chiude il Bar Manzoni dopo una gestione quarantennale di Walter Cecchi, prima con i genitori e poi con la moglie
MONTECATINI. All’angolo tra via Manzoni e via Cavallotti, il Bar Manzoni è in una posizione perfetta per intercettare i turisti che dagli alberghi camminano (anche se al momento è meglio dire camminavano) verso il Tettuccio, o la pineta. Ma è da oltre 40 anni anche un ritrovo per tanti montecatinesi che sanno che ci si beve il caffè più buono della città, o giù di lì. La notizia è che se qualcuno lo voleva assaggiare, quel caffè, naturalmente da asporto, avrebbe avuto un ultimo giorno a disposizione: sabato 24 aprile, perché dal 25 il bar sarà chuso.erà.
Può darsi che prima o poi trovi un’altra collocazione, ma non c’è niente di stabilito, tranne il fatto che il titolare Walter Cecchi sabato ha tirato giù la serranda insieme alla moglie Edmea Sforza per l’ultima volta, e quando i turisti torneranno, non troveranno più il suo espresso. Come per tante attività, in questo momento le spese fisse sono troppo alte per il volume d’affari.
Walter racconta: «Aprimmo nel 1980, io avevo finito il servizio militare e lavoravo a fianco di mio padre Piero e di mia mamma Diana. Poi la gestione è passata a noi, con l’aiuto dei miei figli, William e Christian». Nel frattempo, fuori, due clienti si incontrano e uno chiede all’altro «Come va ». E la risposta è: «Come vuoi che vada, domani è l’ultimo giorno». Stefano, uno degli habitué, spiega: «Da anni quando beviamo il caffè da qualche altra parte, gli diamo una votazione usando un’unità di misura inventata: il Uolter. Un caffè da 1 Uolter è perfetto, uno da 0,1 Uolter una ciofeca imbevibile». Riccardo ci ha festeggiato sei compleanni di fila, e fa i conti: «Nel 2019 arrivammo a 69 colazioni pagate». Su via Cavallotti passa un immigrato, e agita il braccio. Walter ricambia e spiega «Un altro mio cliente».
Le sue attenzioni per gli avventori sono tante: sotto le feste di Natale si faceva arrivare panettoni e dolci speciali, e ogni estate puntava a superare se stesso nella creazione del caffè corretto shakerato perfetto, salvo il fatto che ogni volta era più buono di quella prima. In quel bar si respira l’aria di un posto in cui far bene il proprio mestiere va oltre la cifra che rimane in cassa. «Quello che mi dispiace – è ancora Walter – è non parlare le lingue abbastanza bene da poter fare con i turisti conversazioni che vadano oltre il lavoro. Avrei potuto ascoltare tante storie bellissime».
Non è una questione di nostalgia: ogni volta che un posto così chiude, si sgretola un frammento della Montecatini che coccolava gli “ospiti” perché sapeva che trattandoli bene sarebbero tornati, e che lo faceva con il sorriso sulle labbra, proprio come quello di Walter e della sua famiglia. Domenica comincerà il trasloco («Un cliente ci presta un garage, un altro il furgone»), ma l’idea è quella di riaprire in zona: «La speranza è quella di riuscire a farlo prima possibile». Insomma, non è detto che quello di oggi sia l’ultimo caffè da “1 Uolter” che berrete. –
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