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Il mondo della scuola piange la morte della maestra Pieri

Simona Peselli
La maestra Lucia Pieri morta a 67 anni per Covid
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La maestra Lucia Pieri morta a 67 anni per Covid

Era andata in pensione a settembre. Per 35 giorni ha lottato contro il Covid Il marito Giovanni, che si era negativizzato, lunedì era andato a salutarla

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PESCIA. La comunità di Pescia piange la morte della maestra Lucia Pieri, avrebbe compiuto 68 anni a giugno. È la vittima numero 44 dall’inizio della pandemia a Pescia. Ha lottato per cinque settimane, ma proprio quando si sperava in un miglioramento è deceduta martedì scorso alle nove di sera. «Era ricoverata dal 15 marzo nel reparto di terapia intensiva – racconta la figlia Sara Guidi –. Ha combattuto contro le complicanze polmonari. Poi quando sembrava migliorare è subentrata una setticemia da un batterio tremendo. Ma grazie ai medici e alla sua voglia di vivere si era stabilizzata. Tanto che avevano deciso di trasferirla in un centro per la riabilitazione motoria, cognitiva e respiratoria. Purtroppo quando è arrivata con l’ambulanza al centro, il medico che l’ha accolta ha capito che non stava bene. L’ha prontamente soccorsa e appena stabilizzata è stata riportata al pronto soccorso di Ponte a Niccheri dove però è deceduta per arresto cardiaco».

Lucia Pieri era una donna combattiva, un carattere molto forte e deciso. Una maestra che ha insegnato per molti anni nella scuola elementare di Valchiusa a tempo pieno. Era andata in pensione a settembre. Amava molto il suo lavoro e per un lungo periodo è stata affiancata dalla sua collega e amica Cicci. «Stanno arrivando ricordi dei suoi alunni e delle colleghe – continua la figlia Sara –. Era nonna di quattro nipoti, che lei amava a dismisura e che erano riusciti a farle venire fuori una dolcezza incredibile. Mia mamma è stata tanto “maestra” anche con noi figlie. Lei e mio padre ci hanno trasmesso una grande educazione e un importante rispetto verso il prossimo. Ha amato ogni singolo alunno prendendosi a cuore anche situazioni complicate» . Sara e la sorella Chiara sono entrambe farmaciste. «Siamo stati sempre tutti rispettosi delle regole. Non abitiamo vicino e durante i lockdown non ci siamo mai visti. I miei genitori giustamente avevano timore del covid e comunque anche noi non volevamo essere veicolo per loro – racconta Sara –. L’ultima volta il 23 febbraio, perché sono scesa una sera, avevano dei sintomi, ho fatto un test rapido e ho scoperto la loro positività. Dopodiché si sono attivati con la dottoressa, anche babbo era positivo, ma è sempre stato bene» . Il marito Giovanni il 19 aprile quando si era negativizzato è andato a vedere Lucia e l’ha salutata dal vetro sicuro che sarebbe tornata a casa. Era pronto ad aiutarla nel suo recupero. «Ringrazio medici e operatori sanitari che si sono presi cura di lei e alunni e insegnanti che ci hanno donato un piccolo ricordo – conclude Sara-. I miei amici di Pescia e di Borgo a Mozzano, un infermiere, padre di un ex alunno di mamma che lavora all’ospedale Ponte a Niccheri» . Lucia lascia le figlie Sara e Chiara, il marito Giovanni e gli adorati nipoti Elena, Francesco, Viola e Alberto. Alla famiglia giungano le condoglianze dalla redazione del Tirreno. —

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