Il Tirreno

Montecatini

la tragedia di lamporecchio 

Il collega sconvolto: era in preda al panico

Martina Trivigno
L'autista del camion della ditta di servizi per l’igiene dell’ambiente “Raffaello Ginesi” di Capannori
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L'autista del camion della ditta di servizi per l’igiene dell’ambiente “Raffaello Ginesi” di Capannori

Lamporecchio, Amedeo Stefani è morto lanciandosi dal camion che non frenava. L’autista: «Ha aperto lo sportello, ha detto: mi butto»

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LAMPORECCHIO. «Si è buttato giù dal camion. All’improvviso. E io non ho potuto fare nulla per fermarlo». Si mette le mani tra i capelli, la mascherina non riesce a nascondere il suo dolore per la morte di Amedeo Stefani, 51 anni, di Seravezza (Lucca), operaio della ditta di servizi per l’igiene dell’ambiente “Raffaello Ginesi” di Capannori (Lucca). Stefani è morto da pochi minuti. Sono passate da poco le 11,30 di ieri e il suo corpo è ancora lì, disteso sull’asfalto, in via Sambarontana, a Lamporecchio. Il suo collega è disperato. Ha assistito alla scena, impotente. Mentre cercava di mettere in sicurezza il mezzo di cui era alla guida che, in discesa, aveva preso troppa velocità. Lui, l’autista, aveva notato che i freni facevano fatica. Ed è stato allora che è successo.

SI GETTA IN CORSA DAL CAMION CHE NON FRENA: MUORE OPERAIO DI 51 ANNI

«Amedeo ha avuto paura che i freni non reggessero e che il camion si schiantasse contro il muro», racconta. L’operaio, allora, ha aperto la portiera e si è buttato giù. Ma la caduta gli è stata fatale. Prima ha sbattuto violentemente la testa contro l’asfalto; poi, mentre cadeva all’indietro, le gambe hanno colpito con forza il muro che costeggia la strada. «Ho visto Amedeo aprire lo sportello e buttarsi – racconta il collega, tra le lacrime – Mi sono detto: al massimo si sarà fratturato una gamba. E invece no: è morto». Una donna ferma la sua auto, qualche centinaio di metri prima del camion. Si inginocchia e comincia a praticare il massaggio cardiaco all'uomo. Disperatamente, per dieci, forse quindici, interminabili minuti, mentre un uomo chiama i soccorsi. Arriva un’ambulanza della Misericordia di Casalguidi, poi l’automedica del 118 e anche i carabinieri di Lamporecchio. Tutti si rendono conto che le condizioni dell'operaio sono critiche. E che, forse, il suo cuore ha già smesso di battere. Ma i sanitari continuano a tentare di rianimarlo. Poi c'è la resa, un volontario alza le braccia. Nei suoi occhi una grande tristezza, scuote il capo: per Amedeo non c’è più nulla da fare.

Amedeo era un uomo riservato, semplice e dedito ai due figli con cui abitava a Seravezza. In passato, aveva lavorato con suo padre che, per tanti anni, aveva rifornito negozi e alimentari della Versilia. E quel lavoro – quello di consegnare le bibite - aveva continuato a farlo anche per conto di altre aziende, quando suo padre aveva chiuso l’attività. Poi, da circa un anno, aveva trovato lavoro alla “Raffaello Ginesi” di Capannori. Era contento di quell’impiego, a cui si dedicava con grande responsabilità. «Non lo conoscevo molto, perché era una persona molto riservata – conclude il collega – ma si alzava ogni mattina felice di fare il suo dovere. Era molto legato ai suoi due figli, ancora piccoli. E alla sorella Carolina». E mentre lo dice, lacrime di disperazione cadono sul suo volto. —

Altro servizio a pag. 9

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