Finanza
«La scuola non è virtuale, basta stare a casa»
Manifestazione di protesta in piazza Mazzini per il rientro in classe organizzata da un comitato spontaneo di genitori
Giovanna La Porta
Pescia. Almeno un centinaio tra genitori e studenti hanno manifestato ieri pomeriggio in piazza Mazzini contro la didattica a distanza. “La scuola è speciale, non deve essere virtuale ma deve essere reale”, era scritto sul mega striscione portato dal corteo in segno di dissenso.
L’iniziativa è stata organizzata da un comitato spontaneo nato nelle ultime settimane. «Siamo preoccupati per la salute psicofisica di studenti e studentesse, siamo preoccupati per le conseguenze che questa privazione educativa comporterà per le loro vite future e siamo preoccupati per tutti quei minori che vivono in condizioni di forte svantaggio e che già prima avevano notevoli difficoltà», è in sintesi la valutazione che i papà e le mamme hanno espresso in merito alla didattica virtuale. Hanno ribadito che occorre programmare e pianificare soluzioni alternative che consentano alla scuola di essere in presenza. E che e sia garantita anche in futuro l’adozione di misure necessarie e sensate affinché non si debba arrivare alla chiusura. «La bella stagione finirà e sarà subito, di nuovo, il tempo delle riaperture delle scuole, della mobilità per lavoro, della stagione invernale e della necessità di proteggersi dal freddo. Facciamo allora come le formichine. Profittiamo della buona stagione per predisporci all’inverno. Non culliamoci. Non rischiamo poi un gioco dell’oca disastroso per tutti noi, per la nostra salute mentale. Il popolo italiano non lo sopporterebbe oltre».
E poi, ancora: «E allora avanti con la risoluzione del problema trasporti innanzitutto. Non lasciamo i nostri figli e nipoti ancora senza scuola». I bambini e i ragazzi sono tristi e depressi, continuano a ripetere i genitori. «Hanno bisogno di un supporto morale. La scuola si fa a scuola».
I piccoli hanno letto poesie. È intervenuta Guja Guidi, sindaco facente funzioni della città: «Stare lontani dalla scuola è un problema enorme – ha detto – che non risolve la pandemia e crea tanti ulteriori danni».
L’adolescenza, per sua natura, è l’età dell’uscita dal nucleo familiare e dal nido materno per affrontare nuove sfide orientate alla costruzione di una compagine sociale non più intra-familiare, ma fortemente connotata dall’interazione con i propri coetanei. Sia per un bisogno di relazione e di contatto, ma anche per le necessità socio-affettive e affettivo-sessuali che esordiscono proprio in questo importantissimo periodo della vita. La scuola, da ormai molti decenni, rappresenta non solo il luogo dell’apprendimento formale, ma anche dell’incontro con i propri simili, in modo da costruire quei gruppi di rafforzamento evolutivo che consentono agli adolescenti di trovare un senso alle difficoltà che il passaggio dall’infanzia all’età adulta necessariamente comporta. —
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