Il dolore
Bandito incastrato dai video e dalle scarpe da ginnastica
Finisce in carcere un uomo accusato della rapina alla farmacia Bertolai di Pescia identificato dai carabinieri anche grazie a una perizia antropometrica al computer
Massimo Donati
PESCIA. Profonda conoscenza del territorio ed esperienza, ma anche tecnologia al servizio delle classiche tecniche investigative. È così che i carabinieri sono riusciti a dare un nome e un volto al rapinatore solitario che, il 2 luglio scorso, armato di un coltello da cucina e con un casco integrale in testa, ha rapinato la farmacia Bertolai, in via degli Albergi, a Pescia. Samuele Mecca, 37 anni, residente a Chiesina Uzzanese, è inoltre sospettato di aver messo a segno altri due colpi, pochi giorni prima, con la stessa modalità: alla farmacia Cappiano di Fucecchio, il 25 giugno, e alla farmacia Marginone, nel comune di Altopascio, il 26.
Come spiegato ieri in conferenza stampa dal comandante della compagnia di Montecatini, il capitano Alessandro Sorgente, a eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip del tribunale, sono stati i carabinieri della stazione di Pescia, comandati dal luogotenente Francesco Marraccini, che hanno portato avanti le indagini assieme ai colleghi della stazione di Ponte Buggianese. Partendo dalle testimonianze di chi nel pomeriggio del 2 luglio si trovava nella farmacia di via degli Alberghi e delle immagini riprese dalle telecamere di una vicina banca. In cui si vede il bandito in sella a una Vespa azzurra (tra l’altro rubata poco prima a Chiesina Uzzanese), darsi alla fuga in contromano dopo il colpo: in tasca il bottino di 400 euro, ai piedi, però, un paio di scarpe da ginnastica molto particolari. Che i carabinieri avevano poi ritrovato in casa di Mecca, nel corso di una perquisizione scattata dopo che, prendendo visione di un altro filmato (quello registrato dalla videosorveglianza interna della farmacia Marginone) nelle movenze e nella fisionomia avevano ceduto di riconoscere il 37enne a loro già ben noto per via di un’indagine su dei furti.
Conoscenza capillare del proprio territorio, quindi, ma anche, come detto, nuove tecnologie. Sui video la procura ha disposto una perizia antropometrica, eseguita da uno studio di ingegneria informatica forense del Piemonte, che ha verificato la compatibilità e riconducibilità delle misure e delle proporzioni fisiche dell’indagato con il rapinatore. «Lo studio forense, che ha analizzato corporatura e tratti somatici, ha dimostrato che il rapinatore era l’indagato che stavamo seguendo» ha spiegato il capitano Sorgente. —
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