Gioco
Le cartiere tengono ma il vero problema sono i costi di energia e materie prime
Il settore nel 2020 ha limitato le perdite (5,51 per cento) e aumentato seppur di poco (+0,9 per cento) l’esportazione
Pescia. Quello cartario è un settore che ha tenuto bene nel 2020, limitando le perdite (5,1%) rispetto al 2019, e aumentando seppur di poco l’export (+0, 9%), ma materie prime e costi energetici sono insidie pericolose. A mettere in guardia sulle difficoltà con cui si confronta il settore è Confindustria Toscana Nord. «Quello dei costi è un capitolo dolente per il nostro settore, lo è costantemente e in particolare in questi mesi – ha sottolineato il presidente della sezione Carta e cartotecnica Tiziano Pieretti –. Nel caso delle materie prime c’è anche un altro problema, ancora più insidioso: la disponibilità stessa di carta da macero. La raccolta è diminuita, soprattutto a causa della ridotta attività di negozi e di servizi come la ristorazione; all’estero si segnalano anche significativi disservizi nella raccolta differenziata domestica. Nello stesso tempo le necessità di materia prima di riciclo sono aumentate, anche per una più forte sensibilità ambientale di per sé encomiabile ma che in questo contesto contribuisce alla tensione sui prezzi e alle crescenti difficoltà di reperimento della carta da macero. Gli effetti sui prezzi sono clamorosi: quello che pagavamo appena un anno fa deve essere moltiplicato oggi per dieci o per dodici. Per la cellulosa vergine il quadro è meno drammatico, ma comunque parliamo di incrementi che a seconda delle tipologie vanno dal 20% al 25%; gli aumentati consumi soprattutto in Asia incidono pesantemente».
Tiziano Pieretti è anche vicepresidente di Assocarta, l’associazione confindustriale di settore, e coordinatore della Commissione consultiva Ambiente ed Energia di Confindustria Toscana. Il tema sempre presente dei costi energetici tocca da vicino il settore cartario, fortemente energivoro, e si somma all’attuale incremento dei costi delle materie prime amplificando gli effetti negativi sulle imprese. «La competitività delle nostre aziende è costantemente minacciata dalla disparità fra la nostra bolletta energetica e quella dei concorrenti – ha evidenziato Pieretti –. Una disparità che ha il sapore della beffa perché legata anche agli oneri per la decarbonizzazione: le nostre imprese sono schiacciate da politiche prive di senso. Il nostro Paese purtroppo interpreta gli indirizzi europei nei termini più penalizzanti per l’industria. Nel caso degli oneri per la decarbonizzazione la penalizzazione è doppia: da un lato paghiamo a caro prezzo il gas metano che impieghiamo per la cogenerazione, dall’altro non possiamo attivare i previsti strumenti di compensazione attraverso la valorizzazione energetica di rifiuti o biomasse. La gran parte delle nostre imprese ha attivato la cogenerazione, che con lo stesso combustibile ci consente di produrre energia termica ed elettrica, ma cogenerazione significa comunque consumo di gas metano, che determina costi della Co2 molto più consistenti rispetto ai concorrenti internazionali». —
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