La protesta
La Dea Pelletterie riparte con il settore lusso
Dopo una frenata nel 2020 l’azienda di Chiesina Uzzanese ha ripreso a marciare producendo borse per griffe internazionali. E ora punta all’Accademia
Chiesina Uzzanese. Dea Pelletterie ha ricominciato a fare borse di lusso (dopo un 2020 faticoso) e ha un progetto per il futuro: creare un’Accademia per insegnare il mestiere ai giovani, avviarli insomma al made in Italy. L’azienda di via Livornese di Sotto, nella frazione della Capanna, tra i suoi 29 dipendenti ha già quattro ex studenti del Sismondi-Pacinotti, assunti di recente. Ed è proprio all’istituto pesciatino – che ha tra i suoi indirizzi il corso Industria e artigianato per il made in Italy – che si rivolgerà l’Accademia.
Un’idea frenata dal coronavirus ma che da qui in avanti trova strada libera. «Puntiamo molto sulla crescita dei giovani e sulla loro formazione in questa professione – spiega Filippo Migliacci, direttore di produzione della Dea Pelletterie – partecipiamo già con il Sismondi al corso di studi su abbigliamento e sartoria, facciamo ore di formazione frontale in classe e mettiamo a disposizione il nostro laboratorio (su 1. 300 metri quadrati di superficie, nda) per l’attività pratica. Abbiamo accolto molti tirocini didattici e preso diversi studenti subito dopo il diploma. Ma vogliamo fare di più con la creazione dell’Accademia». La ditta di Chiesina ha ripreso a lavorare in linea con il 2019 (la produzione media è di 200 borse al giorno, più o meno 3 ore di lavoro a “pezzo”), mettendosi quasi alle spalle un 2020 di grande difficoltà per tutto il comparto moda. «Siamo ripartiti da fine ottobre dopo aver utilizzato un 50-60% di cassa integrazione a rotazione e aver riconvertito parte della produzione nella realizzazione di mascherine tessuto non tessuto, grazie ai macchinari e alle tecnologie in nostro possesso».
Alla Dea Pelletterie si fa tutto per conto terzi: dallo sviluppo del modello alla spedizione del prodotto ai grandi brand del lusso (Gucci, Luis Vuitton, Bottega Veneta). Ci sono i reparti di modelleria e prototipia, di taglio, preparazione e montaggio, infine quello per le rifiniture. Non solo borse: escono dal laboratorio anche cinture e portafogli. «Facciamo poi sviluppo di materie prime – aggiunge il direttore di produzione – ovvero da un disegno proponiamo il pellame da utilizzare e gli accessori, campioni di materiali sui quali poter lavorare».
L’Accademia della pelletteria è pensata per crescere “in casa” la manodopera, senza aiuti esterni e magari perdita di risorse, così da potenziare ulteriormente un comparto che ci contraddistingue nel mondo e ha ulteriori margini di sviluppo. «Sempre privilegiando la qualità in tutte le componenti e le procedure per realizzare il prodotto borsa», precisa Migliacci. La strada è simile a quella avviata dal settore della scarpa con la Scuola della calzatura, seppur con meno convinzione vista anche l’assenza di uno specifico percorso di studi al professionale Sismondi - Pacinotti. Una mancanza da colmare in un territorio dove si trovano numerosi calzaturifici. —
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