La protesta
Stop ai pranzi di famiglia, da lì dilagano i contagi
La sindaca si arrabbia con i suoi concittadini: «I dati ci mostrano che è colpa delle riunioni familiari». E scrive al prefetto
Simona Peselli
Monsummano. La sindaca di Monsummano Simona De Caro dice basta ai pranzi della domenica e alle visite in famiglia, causa principale dell'aumento dei positivi in città. Sale il numero dei contagi a Monsummano e la prima cittadina dopo aver constatato, dati alla mano, che la maggior parte dei casi avvengono proprio fra familiari, decide di rivolgersi al prefetto di Pistoia Gerlando Iorio. Chiede più controlli e un aiuto per farli in una lettera inviata giovedi scorso. «Vista la gravità della situazione sanitaria nel comune da me amministrato – scrive la prima cittadina – le chiedo di intervenire coordinando e intensificando i controlli relativi al rispetto delle misure restrittive per il contenimento del contagio, previste per le aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da rischio alto». Paura e non panico. «Non bisogna perdere la lucidità – conferma De Caro – ma avere buon senso. Stiamo parlando nella maggior parte dei casi di contagi familiari. Sono mesi che ripeto la stessa cosa, ma si fa finta di non capire. Soprattutto in famiglia bisogna stare attenti, perché quando il virus entra in una casa c'è maggiore possibilità che il contagio colpisca tutti».
E proprio esaminando le liste quotidiane fornite da Asl Toscana centro la sindaca si è accorta che i cognomi e le familiarità riconducono spesso a rapporti di parentela. «Che si provino a smentire quanto affermo –- chiosa battagliera – I contagi riguardano non solo persone conviventi, e ditemi il contrario: qui ci sono nonni, cugini, zii, nipoti , fratelli, sorelle, cognati. Si vede che sono legati fra loro e che sicuramente hanno avuto fra loro contatti senza le dovute precauzioni». Pranzi, merende, aperitivi o cene casalinghe sul banco degli imputati. «Non saremmo in zona rossa se non ci trovassimo in una situazione estremamente complicata – continua De Caro – Finché la gente non si renderà conto di questo avremo questi pessimi risultati. Purtroppo quelli che dicevano che era solo una semplice influenza sbagliavano. Le persone se ne rendono conto soltanto quando vengono toccate direttamente. Quando, però in una famiglia, come sta succedendo adesso c'è qualcuno che finisce in gravi condizioni in ospedale ti rendi conto che non è una semplice influenza». Tutte le raccomandazioni e le richieste che vengono fatte non sempre sono ben accolte dai cittadini. «Quelli che ci dicono, ci avete rotto le scatole. evidentemente non si rendono conto. Non ci serve il panico, ma la giusta attenzione, solo se si utilizza la testa ce la potremo fare. Da una parte c'è la responsabilità di tanti miei concittadini, ma anche la speranza che si proceda a una completa campagna di vaccinazione al più presto. E' stato inutile chiudere i ristoranti se poi ci si ritrova in famiglia per pranzi e cene. Così dal momento che la nostra polizia municipale da sola non ce la può fare a controllare tutto, ho scritto al prefetto. Non ci possono mettere in zona rossa senza dare un aiuto ai comuni per il controllo del territorio. Ho le associazioni che collaborano, ma non basta. Occorre un supporto di polizia, carabinieri, guardia di finanza. Una cosa è rimanere in zona rossa per una settimana, ma questo prolungamento, perché le persone non rispettano le regole, ci fa più male». —
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