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Montecatini

parla il giovane chef della Trattoria 

«No, dopo la multa presa non riapro più»

Simona Peselli
«No, dopo la multa presa non riapro più»

Simone Brunelli però non ce la fa ad andare avanti: «Con il servizio da asporto non paghiamo neanche le bollette» 

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Simona Peselli

PESCIA. La passione per la cucina da quando era piccolo. Cuoco da cinque anni, imprenditore in proprio da un anno e un mese. Simone Brunelli, 26 anni è lo chef e il proprietario de “La Trattoria” di Pescia, il primo ristorante della Valdinievole che ha aderito alla protesta “Io Apro”e che si è beccato multe e chiusura dell’attività per cinque giorni; verbali da 400 euro l’uno anche per i 14 clienti che erano andati a cena.

Da quel giorno nulla è migliorato né per Simone, né tanto meno per il suo ristorante. «Siamo veramente in una situazione terribile – spiega – con la zona arancione adesso possiamo fare esclusivamente l’asporto. Di aprire al pubblico violando la legge non me la sento più. Quando abbiamo proposto l’apertura a cena eravamo convinti di non essere i soli. Tutti protestavano, e avevano annunciato aperture a raffica. Invece alla fine siamo stati gli unici a Pescia. Così è arrivata persino la digos, e tutte le forze dell’ordine disponibili. Non siamo delinquenti. Vogliamo solo poter lavorare e vivere onestamente».

Simone Brunelli ha ricevuto in regalo dal fratello le quote del ristorante “La Trattoria” il 2 gennaio del 2020, proprio poche settimane prima che in Italia scattasse il lock down. «Sono stato veramente sfortunato – si sfoga – per questo motivo non ho potuto ricevere alcun ristoro e neppure accedere ad alcuna forma di credito. Ma non mi spaventavo. L’importante era poter continuare a lavorare. Fare il cuoco è il mio sogno di sempre. Mi manca il contatto con la gente, le amicizie che si stringono quando un locale diventa come la seconda casa per chi ospiti. La soddisfazione di sentirmi dire che cucino bene. Gli sguardi soddisfatti di mio padre Sauro».

Sauro Brunelli è un ristoratore molto conosciuto e apprezzato a Pescia. Insieme al figlio con una gestione familiare manda avanti l’attività. «Con il servizio d’asporto – aggiunge Simone – è impossibile campare e mantenere il locale. Al massimo riusciamo a incassare 30 euro al giorno. Ma come si può pensare di poter pagare anche solo una bolletta della luce e del gas? Non chiedo nulla, solo il rispetto per la dignità mia e di mio padre, e il diritto al lavoro. Così siamo indietro anche con l’affitto. Il proprietario del fondo fino a ora è stato anche troppo disponibile, ma giustamente anche lui deve pensare ai propri interessi».

La cucina della Trattoria è accesa. Le richieste del servizio da asporto si contano sulle dita di una mano. «Se siamo costretti a stare chiusi almeno ci offrano dei ristori – conclude Simone – ci permettano di vivere onestamente. E di poter sperare di poter ricominciare. Almeno per la mia dignità e per quella di mio padre». —

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