«Domenica sarà zona arancio? San Valentino si festeggerà sabato»
Troppe incertezze sulla possibilità di restare aperti o meno per la festa degli innamorati
David Meccoli
MONTECATINI. Rischia di “saltare” anche San Valentino. E non la tradizionale cena a lume di candela (che quella non ci sarebbe stata lo si sapeva da tempo), ma anche un ben più “casto” pranzo. La Toscana sta infatti per tornare a essere zona arancione e allora addio al banchetto di mezzogiorno al ristorante, allo shopping “non essenziale” e agli spostamenti da un comune all’altro.
L’indice dei contagi Rt è tornato a sfondare quota 1, pertanto per la nostra regione è quasi scontato un cambio di fascia (da qualche settimana eravamo gialli). La decisione finale spetterà a una cabina di regia che si riunirà venerdì, ma ormai il dado sembra tratto e probabilmente arancioni lo resteremo per almeno un paio di settimane: difficile che si facciano deroghe in un momento così delicato.
L’unica speranza da parte dei ristoratori, già alle prese con una crisi economica che loro stessi non esitano a definire “epocale” è che l’ora “x” possa scattare da lunedì e non domenica, giorno che coincide appunto con la festa degli innamorati, quando a pranzo tanti locali avevano già annotato più di una prenotazione.
Ed è proprio questo “limbo”, questa terra di nessuno tra le due fasce colorate che manda in bestia i ristoratori. «Ma è possibile – si chiede Fabio Cenni, presidente Assohotel Confesercenti e titolare del ristorante “Pecora nera” di via San Martino – che ancora non si possa sapere se si può lavorare domenica? Ma si pensa che le materie prime si vadano a comprare al supermercato il giorno stesso? O che i clienti siano a disposizione sempre e comunque? ».
«È inaccettabile la totale assenza di certezze – si legge in una nota dell’associazione dei pubblici esercizi Fipe Confcommercio di Pistoia – con un governo che sembra voler alzare ogni volta l’asticella del disagio vissuto dagli imprenditori e dai lavoratori del nostro settore. Non c’è una regola certa e la data del passaggio in zona arancione con ogni probabilità la scopriremo solo venerdì sera con l’ordinanza del Ministero della Salute. Abbiamo il diritto di sapere come muoverci. Per non parlare delle forniture speciali che molti ristoranti ordinano per realizzare un menù dedicato per San Valentino e che, nel caso in cui il passaggio diventasse effettivo domenica, non potrebbero essere utilizzate. Il danno sarebbe inestimabile e costituirebbe l’ennesimo colpo di grazia dato a un settore già allo stremo».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Claudio Chimenti, titolare del “Corsaro verde” di piazza 20 Settembre e membro del direttivo dei pubblici esercizi Fiepet aderenti a Confesercenti. «Queste decisioni – dice – ci creano forti difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti: non possiamo comprare cibo per un appuntamento importante come San Valentino e poi stiparlo tutto in frigo. È assurdo poi continuare a colpire i ristoranti quando invece si riempiono le metropolitane. Servirebbe uno studio serio che potesse certificare l’effettiva pericolosità di un locale in cui si sta seduti a metri di distanza».
E c’è chi come soluzione estrema propone un San Valentino…anticipato. «Un ristoratore – racconta Valeria Innocenti della “Mandragola” di via Gioberti – programma un evento, una serata speciale o anche un fine settimana come tanti. Deve fare la spesa, ordinare quello che occorre e va fatto con qualche giorno di anticipo. Prende le prenotazioni, e magari venerdì ci danno il due di picche. E allora, visto che dobbiamo fare lo slalom tra incertezza e assurdità, sarà nostra cura contattare tutti coloro che hanno già prenotato per informarli che il pranzo (che a cose normali avrebbe dovuto essere la cena) di San Valentino, noi la anticiperemo a sabato. Che così con i contagi dovremmo essere in regola. Perché tanto si sa – conclude amareggiata la ristoratrice – a pranzo il virus mangia a casa sua e non circola per i locali». –
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