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La “zona gialla” non è bastata a risollevare bar e ristoranti

Martina Zannelli
La “zona gialla” non è bastata a risollevare bar e ristoranti

Per i gestori sono mancati all’appello le cene e gli aperitivi all’ora consueta. E ora con l’arancione...

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Martina Zannelli

MONSUMMANO. Per quattro settimane consecutive la Toscana è stata inserita in zona gialla. Una situazione generale sicuramente migliore rispetto a quella vissuta durante i periodi di zona arancione o addirittura rossa ma, contrariamente a quanto si possa pensare, l’umore generale non è risalito di molto. E ora il ritorno all’arancione per San Valentino non può certo migliorare le cose.

A pagarne le spese maggiori sono i gestori di bar e ristoranti costretti, comunque, a dover lavorare “in difesa” per riuscire ad arrivare al momento di chiusura a fine giornata senza rimetterci troppo.

«Non possiamo sicuramente lamentarci del periodo di “zons gialla” – afferma Giacomo Ferretti, titolare e proprietario dell’osteria “Il Maialetto” in via della Repubblica e della “Botteghina del Maialetto” – ma nemmeno ritenerci completamente soddisfatti. Il fine settimana siamo riusciti a riempire il locale per metà, come da regolamento; ma negli altri giorni, solo con i pranzi, ci abbiamo rimesso».

Con il primo lockdown dello scorso anno e con la successiva introduzione delle fasce colorate, ristoratori e baristi si sono dovuti reinventare. «Un aspetto nuovo del mio lavoro che ho avuto modo di sperimentare durante questa pandemia – prosegue Giacomo – è stata la consegna a domicilio che effettuo personalmente con il mio motorino e che proseguirò anche quando tutto questo sarà finito, ringraziando di vero cuore tutti i nostri affezionati clienti che, scegliendo questo servizio, hanno continuato a sostenerci».

Soddisfatto a metà si ritiene anche Pietro Matera, titolare del “Tiffany wine bar” in piazza Martini. «Non possiamo sicuramente dire che la zona gialla sia stata inutile, ma quello che a noi aiutava molto era l’aperitivo e soprattutto il nostro cavallo di battaglia: il tagliere assortito. Con l’obbligo di chiudere il locale alle 18, è raro che le persone, oltre ad un semplice cocktail, prendano anche da mangiare, avendo finito di pranzare da poco».

La speranza dei gestori dei bar era quella di poter rimanere aperti almeno fino alle 22. «Le persone fortunatamente – prosegue Pietro – si vedono lo stesso nel pomeriggio ma quello che piaceva fare era potersi svagare la sera dopo una giornata di lavoro. Anche perché, dovendo convogliare tutto alle 18, è normale che si assista a una concentrazione di persone maggiore proprio tra le 17,30 e le 18. Con il dispiacere, spesso, di non poter accontentare tutti».

Anche per altri gestori di bar della zona essere in fascia gialla ha portato sicuramente un maggior beneficio. «Per una realtà come la nostra, effettuare solo l’asporto come richiedela zona arancione o rossa è senza dubbio uno svantaggio – afferma Stefania Piliero titolare, assieme alla sorella Annalisa, del bar “Il lato positivo” in viale Martini –. Alle persone piace recarsi al bar proprio per mettersi a sedere e consumare con calma, leggendo il giornale o scambiando due parole con altri clienti. Abbiamo, purtroppo, per molti motivi, riscontrato un calo della clientela e questo ci dispiace molto».

Comune denominatore di tutti è stata fino all’ultimo la speranza di rimanere almeno in fascia gialla, purtroppo frustrata dai dati negativi sulla pandemia. «Tra le tante cose che mancano – dichiara Riccardo Damiani titolare assieme alla moglie Nicoletta del ristorante “La Cantina da Caino” in via Picasso – c’è quella di poter di nuovo lavorare serenamente senza la preoccupazione di non sapere fino all’ultimo in quale fascia saremo collocati. Questo anche in considerazione delle spese che un ristorante deve fronteggiare. Nei fine settimana “gialli” non potevamo lamentarci con i pranzi, ma il non poter effettuare le cene ci penalizzava molto: le persone preferiscono la sera, anche e soprattutto a fine settimana».

Molti, infine, sottolineano come gli aiuti promessi non siano arrivati, oppure siano stati troppo esigui per riuscire a sanare le perdite subite in quasi un anno di pandemia. E ora si torna a stringere la cinghia. —

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