Sicurezza
Tanti come Romulo si sono “riciclati” dal settore turistico
Con la quasi totalità degli alberghi chiusi a causa del Covid gli ex dipendenti hanno dovuto cercare occupazioni alternative
David Meccoli
MONTECATINI. C’è la ragazza di origini russe che si è ritrovata senza entrate economiche e si è “riciclata” nell’unico ambito lavorativo che ha guadagnato dallo scoppio della pandemia: le consegne a domicilio. C’è il cameraman che fino a pochi mesi fa organizzava servizi catering per matrimoni nelle ville storiche e nei grandi alberghi. Poi c’è la cameriera che si è messa in proprio e ha aperto un b&b (certo non il periodo migliore per farlo…). E c’è anche la storia di Romulo Sta Ana, 47 anni, fattorino originario delle Filippine che lavorava per Deliveroo (compagnia di consegne di cibo in rete), la cui vita è stata spezzata sabato, in via Camporcioni.
Come ha raccontato al Tirreno la moglie, Romulo prima lavorava come portiere di notte negli hotel President e Pellegrini e i due si erano conosciuti proprio lì, oltre dieci anni fa (lei era cameriera ai piani). Poi sono arrivate prima la crisi e poi l’epidemia di Coronavirus. Risultato: alberghi quasi totalmente chiusi e dipendenti a casa. Così in tanti si sono dovuti trovare un’occupazione alternativa. Tanto più che le tutele per i lavoratori non sono quelle da welfare scandinavo. Per i dipendenti “veri” la cassa integrazione raggiunge al massimo i 630 euro al mese, ma solo per chi può vantare un curriculum dal 100 per cento di ore. Per tutti gli altri l’importo scende in proporzione.
E per gli stagionali le cose non vanno certo meglio, essendo tutelati solo dalla Naspi, che prevede un numero minimo di settimane di lavoro per poter essere erogata. E allora ecco che “riciclarsi” in altri mestieri diventa una necessità. Anche perché, come dice il presidente di Assohotel Confesercenti Fabio Cenni, «il settore dell’ospitalità è il primo che ha sofferto e l’ultimo che ripartirà. Stime in nostro possesso dicono che ai livelli del 2019 si arriverà solo nel 2025, e più passano i mesi, più la data di ripresa si allontana».
«È lecito aspettarsi – dice il direttore dell’Apam Massimo Giusfredi – che in tanti escano da questo settore, visto che è impossibile anche cercare lo stesso lavoro altrove o in ambiti affini, come la ristorazione, che è altrettanto in ginocchio». E c’è un altro problema. «Il nostro – dice Giusfredi – non è certo un lavoro da catena di montaggio e così rischiamo di perdere tante professionalità».
«Quando arriveremo a riaprire – conferma Cenni – quelli che ci riusciranno dovranno fare i conti con i propri collaboratori. In questi mesi molti hanno preso altre strade, perché vivere con 600 euro o meno di Cig, con un ritardo cronico nei pagamenti, non è facile. Si tratta di un problema trascurato, ma che rappresenterà un serio ostacolo alla ripartenza. Persone che non sarà facile selezionare e formare: e saranno altri costi che le strutture alberghiere dovrano sostenere». —
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