Sicurezza
Rider morto, la moglie: «Cerco un lavoro anche part-time per mantenere i miei tre bambini»
È disperata Leanne Maniego, la vedova del filippino morto dopo essere stato investito sulla via Camporcioni
MONTECATINI. «Qualcuno mi aiuti a trovare un lavoro. È un appello che viene dal cuore, il mio». Leanne Maniego, 32 anni, ha perso da poco il marito. Romulo Sta Ana, 47 anni, originario delle Filippine e residente a Montecatini, è stato falciato sulla via Camporcioni, sabato sera. È morto sul colpo, dopo l’impatto con una macchina guidata da un automobilista che l’ha scorto troppo tardi. Stava andando al McDonald’s per ritirare una cena da consegnare a domicilio, lui che da un mese faceva il fattorino per Deliveroo. Prima che la crisi, legata a doppio filo con il Covid, gli facesse perdere il suo lavoro di portiere di hotel, al “President” e al “Pellegrini” di Montecatini.
Leanne è disperata: non ha ancora potuto rivedere il suo Romulo, ma già deve fare i conti con le difficoltà che la vita le sta mettendo davanti. Con la mano si asciuga le lacrime che non riesce più a trattenere. Dopo due notti insonni, ora il pensiero va a loro: i suoi tre figli. Perché la vita, nonostante tutto, deve andare avanti. Anche oltre il dolore. Leanne non sa cosa accadrà. Tra le mani stringe il telefono cellulare, la foto di Romulo sul salvaschermo. Il bambino più piccolo dorme sul divano. «Devo dare da mangiare ai miei figli – dice – ma non ho più un lavoro. Mio marito portava lo stipendio a casa, fin quando ha potuto. La crisi è stata la rovina di tutto, l’inizio della fine. La ricerca di un lavoro sfociata, poi, nell’idea maledetta che facesse il fattorino per racimolare un po’ di soldi. Invece ci siamo distrutti la vita. Ma indietro non si può tornare».
No, non si può riavvolgere il nastro e tornare a sabato sera. Quando Romulo ha lasciato la moglie Leanne a casa della sorella di lei, a Pieve a Nievole, insieme ai tre figli. «Passo a prendervi più tardi, prima delle 22», ha detto loro Romulo prima di salire a bordo della sua Opel Agila per dirigersi verso il McDonald’s. Lavorava lì soltanto da un mese e, per ogni serata, riusciva a mettere in tasca una quindicina di euro, in media. Troppo pochi per poter parlare di guadagno, ma Romulo era uno serio. Uno di quelli che quando prende un impegno lo porta a termine, fino alla fine.
Ma ora c’è una vedova che piange, inconsolabile, e tre bambini rimasti troppo presto orfani del padre. Leanne sa che deve reagire, in qualche modo. Ma sa anche che da sola non può farcela a rialzarsi. E rimettere in piedi i cocci della sua vita fa troppo male. «Mi rivolgo a chi possa darmi una mano – spiega la donna – ho bisogno di lavorare, anche poche ore al giorno. Un lavoretto part time, mentre i bambini sono a scuola, la mattina. Sarebbe una grande opportunità, per me. Mi darebbe la possibilità di mantenere la mia famiglia e poter crescere i miei figli. In questo momento, qualunque aiuto è ben accetto. Anche del cibo, se qualcuno volesse. Tutto pur di consentire ai miei bambini di avere una vita il più normale possibile. Il prezzo che hanno pagato è già fin troppo alto».
Una situazione complessa da qualunque parte la si guardi. E il dolore che non l’abbandona, mai. «Non ho potuto ancora rivedere il mio Romulo, è straziante – aggiunge Leanne – Ho chiamato l’obitorio, mi hanno detto di aspettare. Domani (oggi per chi legge, nda), forse. Ma chissà. Aspetto che qualcuno mi chiami. E che mi dica che, finalmente, è arrivato il momento di dirgli addio. Non ci resta altro, purtroppo». Leanne ha deciso che il suo Romulo non tornerà nella loro terra di origine, le Filippine. «Troppo complicato spostarci con l’emergenza coronavirus in corso – spiega la donna – Così abbiamo deciso di cremarlo. Le sue ceneri resteranno qui, con noi. Un’amara consolazione, non ci rimane altro di lui».
La donna piange, disperata. Intorno a lei, l’affetto della comunità filippina. Amici e familiari le si sono stretti intorno, cercando di consolarla. Anche i vicini, lì in via Giotto, dove la famiglia vive da oltre dieci anni, fanno la spola per portarle qualcosa da mangiare: un po’ di pasta, qualche biscotto. Una parola di conforto, poi se ne vanno. «Spero di avere la possibilità di lavorare – conclude Leanne – e che qualcuno raccolga il mio appello disperato. Ho bisogno di un lavoro, prima di tutto. Poi, un po’ alla volta, rimetterò insieme i pezzi di questa nostra vita, distrutta così all’improvviso» . —
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