Quattordici anni fa il complesso era valutato oltre otto milioni
Già dalla seconda parte dell’Ottocento si hanno notizie dell’uso di quelle acque da parte della popolazione per curare animali e persone
montecatini. L’acqua della Grotta Parlanti ancor prima della costruzione del complesso nel 1864 era usata dal popolo. Chi per medicare le gambe dei cavalli e del bestiame chi per curare guai intestinali e ginecologici. Nel 1788 il dottor Bicchierai la raccomanda nel suo Trattato de Bagni di Montecatini; per sperimentare l’azione del vapore caldo per dolori di gotta, ernia intestinale, reumatismi e altre patologie.
Nel 1864 i fratelli Parlanti, proprietari dei terreni, cominciano a costruire i primi fabbricati per i bagni. E proprio nello stesso anno il professor Enrico Buonamici pubblica la prima analisi chimica delle acque confermando l’incredibile potenzialità curativa anche scientificamente. In seguito veniva anche imbottigliata e bevuta. La grotta sudatoria non è naturale, ma fu scavata e ricavata nel travertino. Non è sempre stata la “Cenerentola” delle Terme della Valdinievole, offrendo anzi una cura completamente diversa anche rispetto alla vicina Grotta Giusti.
A guardia degli edifici oggi resta solo un grosso cancello di ferro battuto desolatamente chiuso e vigilanza privata incaricata dal Tribunale. Facile arrivare, basta percorrere la via Francesca nord ed entrare nel vialetto ad angolo della strada delle Tre Fontane.
Quando ancora la medicina non poteva offrire medicamenti specifici con quest’acqua si curava un po’ di tutto. Traumi fisici, artrosi, infiammazioni muscolari, fibrosità, stiramenti, lussazioni, sciatalgie, postumi di rotture, nevralgie, la gotta, problemi all’apparato urinario e ginecologici, malattie della pelle e delle vie aeree. Purtroppo troppi anni di abbandono e mancanza di manutenzione hanno ridotto sia la parte dell’albergo nuovo che la struttura originale in uno stato deprecabile.
Un milione di euro e poco più per acquistare un edificio di 2.430 metri quadri, 380 mq di magazzini che venivano usati per deposito materiali e lavanderia e stireria. Quattordici anni fa lo stesso complesso era stato valutato oltre otto milioni e duecentomila euro.
Lo stabilimento termale – come racconta la perizia del Tribunale – ha un ingresso costituito esternamente da due colonne molto alte. Da qui si accede in un salone di reception con doppio volume sul quale si affacciano altre stanze destinate alla direzione, agli ambulatori medici e all’amministrazione. Dal salone di ricezione si arriva in 72 camerette, molte dotate di servizi igienici, docce e vasche. Si arriva poi nella grotta, scavata nella roccia del monte di Monsummano Alto collegata ad altre due grotte. La temperatura è di 32 gradi, dato dal vapore naturale dell’acqua minerale che emerge dalla sorgente posta a 140 metri nel monte. Annessi agli edifici ci sono terreni agricoli e fabbricati rurali. –
S.P.
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