Il Tirreno

Montecatini

«È troppo alto il rischio verbali» Niente protesta dei ristoratori

Simona Peselli
«È troppo alto il rischio verbali» Niente protesta dei ristoratori

A Montecatini non viene raccolta la sfida lanciata da Pesaro di lasciare aperti i locali per protestare contro il governo

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MONTECATINI. Sembra proprio che in città nessuno oggi parteciperà a “Io apro”, iniziativa social che ha raccolto in tutta Italia già 50mila adesioni, che invita i ristoratori a tenere aperto contro le restrizioni anticovid imposte dal governo. Non c’è seguito per Umberto Carriera, il ristoratore di Pesaro campione di multe che ha ideato l’iniziativa. A Montecatini l’appello cade nel vuoto.

Maurizio Landini, titolare del ristorante Osteria di Poneta, famoso per la sua bistecca alla fiorentina in via Solferino, non ci pensa nemmeno. Seguendo le disposizioni del governo resterà aperto, quando possibile, dalle 12 alle 15,30. «Ho deciso di riaprire solo per una questione psicologica – commenta Maurizio Landini – anche di tutti i dipendenti. Siamo gente abituata a stare in batteria 365 giorni all’anno, a lavorare sempre. Questa inattività ci fa male sia economicamente che moralmente».

Landini ha altri due ristoranti, a Livorno e a Firenze. «Firenze è in ginocchio – spiega – molti fra i miei colleghi non riapriranno più. Imprenditori cinesi e albanesi stanno facendo la spola nelle attività chiuse proponendo di acquistarle per due soldi. Noi vogliamo andare avanti, ma evitare di prendere multe».

Sono i verbali il grande spauracchio di questa possibile protesta. «Non è il momento di mettermi a litigare con i vigili– dice Landini – né tantomeno di far elevare sanzioni anche ai clienti. Ci devono permettere di aprire come abbiamo fatto dopo la prima pandemia, magari con regole più severe». Maurizio Landini auspica disciplina e ordine fuori e dentro il ristorante. «Noi ci impegniamo a continuare a seguire rigorosamente tutte le prescrizioni – conferma – nel contempo vanno fatte rispettare regole precise e vietati assembramenti».

Non aderisce alla protesta neppure Claudio Chimenti, titolare del Corsaro Verde in piazza 20 Settembre. «Non serve per cambiare le cose, ma solo ad esporsi a sanzioni che in questo momento sono insostenibili – afferma – sono contrario a manifestazioni autonome. Se la mia associazione organizza una protesta, aderisco, perché mi sento più tutelato. Ma non voglio violare la legge in nessun modo».

Claudio Chimenti fa parte della Confesercenti. «Penso anche alla Confcommercio – aggiunge – entrambe le associazioni sono costantemente impegnate a livello locale, regionale e nazionale a tutelare i nostri legittimi interessi».

Anche in via San Martino non ci saranno adesioni. Fabio Cenni, titolare del ristorante La Pecora Nera ha ancora il ristorante chiuso. «L’iniziativa di protesta è valida – riflette Cenni – la appoggiamo. Però abbiamo paura per i nostri clienti e i collaboratori. Temiamo che possano ricevere sanzioni se non addirittura commettere reati penali. Non ce la sentiamo al momento di aprire a tutti gli effetti. Stiamo pensando a forme di protesta simboliche da attuare prossimamente».

Stessa decisione anche in piazza del popolo. «Neppure noi vogliamo aderire – conclude Ina Frumos, titolare del ristorante Centrale – non vogliamo andare contro le regole. Poi è inutile mettere a rischio multe anche i clienti. Speriamo solo che ci permettano al più presto di aprire a pranzo anche il sabato e la domenica». Giovanni Rotti, titolare dell’Enoteca da Giovanni di via Garibaldi, non ha dubbi: le proteste, quando si fanno, devono essere programmate e non con pericolo di verbali. «Sarò in prima linea – conferma Giovanni – quando ci sarà un’iniziativa non all’acqua di rose, ma capace di portare a risultati positivi». –

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