Il Tirreno

Montecatini

le reazioni 

All’indomani della condanna cittadini divisi in due fazioni

M. S.

Dall’opposizione Franceschi invita alla prudenza nei giudizi e Mandara ricorda le sentenze della Corte dei Conti. L’amarezza di Guidi: «Io l’avevo detto» 

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PESCIA. Fa parlare molto la condanna del sindaco Oreste Giurlani. Sia sui social – dove dopo la lettura della sentenza si sono moltiplicate le dichiarazioni di solidarietà e i processi... al processo – che fuori, per strada, davanti alle “civette” delle edicole che annunciano la sua condanna a 6 anni e 7 mesi. E non sembrano esserci mezze misure nella valutazione: o bianco o nero, o pro o contro, o difese strenue o condanne senza appello.

Una difesa strenua, ad esempio, è quella della sua maggioranza in consiglio che dichiara che ci sono «cinque importanti motivi per continuare a sostenere il sindaco Oreste Giurlani: il garantismo secondo cui un cittadino è considerato colpevole dopo il terzo grado di giudizio; l’impegno che Oreste Giurlani ha profuso in ogni attimo della sua attività di sindaco; gli eccezionali risultati amministrativi conseguiti sotto la sua guida; la valutazione che di casi come il suo, ovvero la condanna in primo grado di un politico che poi viene scagionato completamente, sono piene le cronache di questi giorni; infine perché i fatti che gli vengono ascritti non riguardano in nessun modo la sua attività di sindaco di Pescia e nemmeno il territorio pesciatino. Altre situazioni, altri contesti, per una vicenda che è stata fino da subito spiegata ai cittadini che hanno votato Giurlani alle comunali con una percentuale che non lascia alcuno spazio a interpretazioni».

A distanza replicano i consiglieri di opposizione. «Condanno tutti quelli che prendono posizione per partito preso – ha detto Oliviero Franceschi della Lega – non si può fare il tifo in situazioni come questa: se hanno fiducia nel sindaco non hanno fiducia nella magistratura. Io li invito alla prudenza». Giancarlo Mandara (lista civica Voltiamo pagina) ha voluto sottolineare «la pesantezza della condanna», pur mantenendo un atteggiamento garantista. «È un segnale che il giudice si sia discostato dal minimo della pena – ha detto – e poi non dimentichiamoci che ci sono due condanne della Corte dei Conti, per le quali non è stato mai presentato l’appello, benché annunciato. Questa sentenza mi sembra una prognosi sull’incapacità di amministrare» . Dimissioni sono quelle, invece, invocate dal consigliere Giacomo Melosi (destra). «Non si sarebbe nemmeno dovuto candidare – ha detto – lo ripeto già dalla prima sentenza della Corte dei Conti. Adesso la cosa più saggia e opportuna sarebbe quella che si dimettesse».

Lucia Guidi, ex in giunta con Giurlani nel precedente mandato, ha dichiarato: «l’amarezza di chi sa di avere avuto sempre ragione, già dal 2014, e di non essere stata ascoltata, nemmeno dal mio partito (ora ex, essendo uscita da Pd) che ha fatto persino campagna elettorale insieme a lui alle regionali». In molti cittadini rimane la preoccupazione legata al futuro: cosa succederà ora? –

M. S.

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