Il Tirreno

Montecatini

Giurlani condannato a sei anni e sette mesi

Matteo Leoni

La sentenza per peculato e abuso d’ufficio ai tempi in cui il sindaco era presidente dell’Unione delle comunità montane

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Matteo Leoni

Firenze. È finito con una condanna pesante, a sei anni e sette mesi di reclusione per peculato e abuso d’ufficio, il processo di primo grado al sindaco di Pescia Oreste Giurlani. Il processo si è celebrato in tribunale a Firenze. Una pena, quella inflitta, più alta persino di quella, cinque anni e tre mesi, richiesta dal pubblico ministero Tommaso Coletta.

Nei confronti del primo cittadino è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la confisca di beni per un valore complessivo di 580mila euro e la trasmissione della sentenza al prefetto di Pistoia, affinché possa valutare una eventuale sospensione dall’incarico di sindaco.

Stabilito anche un risarcimento del danno pari a 10mila euro a favore dell’unione comunale del Partito democratico di Pescia, che si era costituita parte civile nel procedimento.

Giurlani, presente ieri in aula ma allontanatosi prima della lettura della sentenza, è stato poi assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di traffico di influenze. I suoi difensori, avvocati Gabriele Melani e Sabrina Bolognini, hanno annunciato l’intenzione di presentare appello.

I fatti per i quali Giurlani è stato condannato si riferiscono agli anni in cui era presidente di Uncem Toscana (Unione nazionale delle comunità montane). Tra il 2005 e il 2016 si sarebbe appropriato di oltre 700mila euro di denaro pubblico sottraendolo dai conti dell’Unione dei comuni montani. In base alle indagini della guardia di finanza avrebbe intascato i soldi “autoliquidandosi” oltre 300mila euro senza alcuna giustificazione di spesa, e altri 240mila creando giustificazioni contabili fittizie.

Inoltre avrebbe ricevuto dall’Uncem compensi per 143mila euro per consulenze dal lui effettuate a seguito di incarichi autoconferiti. Riguardo a quest’ultimo punto, relativo alle consulenze date a se stesso, il giudice ha derubricato il reato da peculato ad abuso d’ufficio.

Tra le contestazioni ci sono anche acquisti di cappotti da donna in panno Casentino coi soldi dell’Uncem, e presunti rimborsi gonfiati per migliaia di chilometri percorsi in auto, una media di 11mila km al mese con picchi di 15mila.

Quanto ai cappotti, difendendosi in aula nel corso del processo Giurlani ha precisato di averli acquistati per conto di Uncem come regali da donare a una delegazione guidata dal senatore del Delaware Henry McDowell, in visita in Toscana. Per quanto riguarda le migliaia di euro ricevute da Uncem come rimborsi chilometrici, il pm Tommaso Coletta quando lo ha interrogandolo durante il processo gli ha fatto notare di avere avuto «un’attività di guida più impegnativa di quella di un camionista».

«Ero sempre in giro nei territori, mi chiamavano i sindaci», ha risposto il primo cittadino di Pescia, precisando di essere stato fuori casa anche dalle 5 del mattino fino a tarda notte per conto di Uncem. «Qualcuno può dire: questo è un pazzo furioso – ha affermato in aula – ma io mi dedicavo a questo e quindi giravo in auto».

Affermazioni che non hanno comunque convinto il tribunale, che ieri pomeriggio ha giudicato Giurlani colpevole. —

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